di Emanuela Perrone
In un panorama criminale segnato da traffici di droga e infiltrazioni nei settori economici, a Taranto e in tutta la regione convivono vecchi clan e gruppi emergenti: lo spiega il sociologo Leonardo Palmisano
La criminalità organizzata in Puglia, e in particolare a Taranto, presenta oggi un quadro complesso e stratificato, segnato sia dalla presenza storica dei grandi clan locali sia dall’emergere di nuove generazioni criminali, spesso meno esperte e meno discrete rispetto ai loro predecessori. A spiegarlo è Leonardo Palmisano, giornalista e sociologo, intervistato da CosmopolisMedia per analizzare l’evoluzione della criminalità organizzata nella regione.
Taranto, così come l’intero territorio pugliese, mostra un panorama criminale che sembra rinnovarsi, pur mantenendo profonde tracce dei clan storici. Dietro violenze e traffici di droga si cela una rete complessa, fatta di alleanze, specializzazioni e legami consolidati nel tempo.
Le operazioni antimafia delle procure hanno avuto un impatto significativo: “Oggi alcuni reati sono commessi dai più giovani, perché i capi storici sono stati quasi tutti assicurati alla giustizia grazie a un lavoro importante – spiega Palmisano –. Chi resta alla guida dei clan non sempre ha le capacità dei predecessori, è meno discreto e talvolta eccessivamente violento, come avviene nella BAT, dove vengono organizzati agguati privi di senso economico”.
Questo cambiamento evidenzia come le procure abbiano decapitato i vertici storici, aprendo però spazio a una generazione emergente meno esperta e guidata da logiche spesso istintive piuttosto che strategiche. Contemporaneamente, la stampa pugliese ha contribuito a rendere visibili sistemi criminali prima poco noti: la mafia del Gargano e la Sacra Corona Unita, spesso integrate con gruppi albanesi, nigeriani, georgiani e rumeni, che introducono specializzazioni diverse, dal traffico di droga e armi allo sfruttamento della prostituzione, dalla ricettazione al racket e all’usura.
Palmisano sottolinea che queste mafie oscillano tra deterritorializzazione e radicamento: alcune si spostano fuori regione, ad esempio da Foggia o San Severo verso Marche e Molise, mentre altre mantengono il controllo dei propri rioni d’origine, proteggendo il proprio “utero criminale”.
Ciò che emerge è che in Puglia, la criminalità organizzata si distingue per l’elevata specializzazione interna dei gruppi, che a Cerignola e Bari ad esempio possono controllare interi settori economici locali, dai servizi pubblici al commercio, fino alla gestione della costa nel Gargano. I legami con altre mafie, come la ’Ndrangheta, facilitano traffici internazionali di cocaina ed esplosivi, evitando conflitti tra clan locali grazie a un sistema consolidato di scambi e alleanze.
La diffusione mafiosa non riguarda solo le zone tradizionalmente violente come Foggia: a Bari, ad esempio, le organizzazioni criminali penetrano nel tessuto politico ed economico, investendo anche nei settori turistico, della ristorazione e della logistica portuale, cruciali per il controllo dei traffici.
A Taranto, “le vecchie famiglie, tra cui Modeo, Scarci, continuano a esercitare un’influenza significativa, basata sul capitale sociale e sulle relazioni consolidate, indispensabili per l’approvvigionamento di droga e per il controllo del territorio”, aggiunge Palmisano.
Il contesto sociale locale aggrava il problema: “disoccupazione giovanile, degrado, povertà e bassa scolarizzazione alimentano la microcriminalità e favoriscono l’ingresso dei giovani nei circuiti mafiosi. A questo si somma la presenza di gruppi nigeriani impegnati nello sfruttamento della prostituzione e nel traffico di sostanze sintetiche.”
Ciò che preoccupa particolarmente è l’interesse delle mafie verso il settore della ristorazione e delle strutture ricettive, legate alla crescita del turismo, e il controllo dei porti: “La logistica è oggi fondamentale per le mafie, perché dai porti puoi far partire e arrivare qualsiasi cosa”, spiega Palmisano.
Per Palmisano, le principali sfide per sradicare la criminalità organizzata in Puglia passano attraverso la prevenzione giovanile, l’educazione culturale contro il mito mafioso e investimenti consistenti nell’investigazione digitale, necessaria per intercettare i reati che si sviluppano sulle piattaforme social, poiché la lotta alla criminalità oggi non può prescindere dalla combinazione di controllo del territorio, intervento sociale e strumenti tecnologici avanzati.
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