di Erasmo Venosi
Nel silenzio generale, anche delle opposizioni, l’esecutivo di centrodestra non finanzia lo studio epidemiologico sulla relazione tra siti inquinati e popolazioni residenti. Uno schiaffo a Taranto e alle sue criticità ambientali e sanitarie
I siti contaminati di interesse nazionale in Italia sono 42, a cui si aggiungono 34 mila siti di interesse regionale. Sono aree sede di passati processi industriali o gestione di rifiuti che hanno contaminato suolo, sottosuolo e acque sotterranee, rappresentando un rischio per la salute. Tra i 42 siti nazionali ci sono Porto Marghera, Bagnoli, Taranto, Piombino, Brindisi, Priolo, Augusta, tanto per citarne alcuni.
Nei siti di interesse nazionale e regionale vivono 6,2 milioni di persone, corrispondenti a circa 226.000 ettari di suolo inquinato. Le bonifiche effettuate riguardano il 6% del suolo, il 2% delle falde e il 7% delle acque sotterranee. Questo è un paese cinico e irresponsabile se solo si pensa che sono inapplicate le leggi dello Stato da oltre 25 anni, che definiscono i siti da bonificare sulla base di parametri di contaminazione ambientale di terreni e acque di falda.
La prima normativa sulle bonifiche la troviamo nel decreto Ronchi del 1997 (D.Lgs 22), poi la legge 446/1998, che identifica come bonifiche di interesse nazionale Brindisi, Manfredonia, Taranto, Napoli Orientale e altri 11 siti. Arriva poi nel 2006 il Codice dell’Ambiente (D. Lgs 152).
Bisognerebbe intervenire urgentemente, essendo aree “ad elevato rischio di crisi ambientale”. Tale classificazione deriva dai dati ambientali fuori limite, ma soprattutto da dati ambientali anomali, sia dalle numerose gravi patologie connesse.
Il Ministero della salute ha finanziato, attraverso la Ricerca Finalizzata 2006 ex art. 12 DLgs 502/1992, il Programma strategico nazionale «Ambiente e salute», coordinato dall’Istituto superiore di sanità (ISS). Il Programma riguarda “l’impatto sanitario associato alla residenza in siti inquinati, in territori interessati da impianti di smaltimento/incenerimento rifiuti ed alla esposizione ad inquinamento atmosferico in aree urbane”, ed è suddiviso in sei progetti.
Uno dei progetti, denominato “Rischio per la salute nei siti inquinati: stima dell’esposizione, biomonitoraggio e caratterizzazione epidemiologica” riguarda il Progetto SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento). Il progetto SENTIERI è focalizzato sulle patologie per le quali l’evidenza scientifica ha stabilito l’associazione tra la residenza e i siti inquinati.
SENTIERI è considerato il sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica permanente delle comunità che risiedono in prossimità delle principali aree inquinate sul territorio italiano. Dal 2019 il sistema di sorveglianza è basato su cinque esiti di salute: la mortalità, l’incidenza tumorale, i ricoveri ospedalieri, le anomalie congenite e la salute dei bambini, adolescenti e giovani adulti.
Il VI rapporto dello studio nazionale SENTIERI, pubblicato nel 2023, evidenzia come i soggetti residenti nelle aree da bonificare sono più vulnerabili per l’esposizione cronica agli inquinanti. Nei SIN esaminati nel periodo 2013/2017 risultano tra gli abitanti dei siti nazionali inquinati 1.668 decessi annui in eccesso e oltre 11.000 ricoveri ospedalieri in più nei 46. L’incidenza sui bambini riguarda un aumento dell’8% dei ricoveri nei primi 12 mesi di vita.
L’assurdo di questa vicenda? Il negazionismo o la minimizzazione degli eventi da parte di una politica che non dà risposte. La motivazione strumentale? La richiesta abnorme di prove che dimostrano il legame tra inquinamento e patologie gravi. Le cause dell’atteggiamento oggettivamente contro l’ambiente e la vita hanno cause remote e prossime. Obbligatorio ricordare il novembre del 1993 quando il governo Ciampi iniziò una serie lunghissima di decreti legge basati sulla concezione che, per aiutare la ripresa economica, occorreva eliminare il più possibile i vincoli e le sanzioni penali previsti dalle leggi di tutela ambientale. Si partì subito smantellando e riscrivendo la legge Merli nel settore degli scarichi civili e tutta una serie di riformulazione di rifiuti, residui.
Da quegli anni parte un comportamento che l’ex magistrato Gianfranco Amendola definisce di “illegalità istituzionale”. Arriviamo all’oggi del governo Meloni che ha interrotto il lavoro dell’osservatorio SENTIERI. L’ultimo Rapporto, il sesto, è del 2023. Intanto, nelle province venete di Padova, Verona e Vicenza, un inquinamento idrico da PFAS (Perfluorinated Alkylated Substances), chiamate infatti “forever chemicals”, ovvero “sostanze chimiche perenni”, interessa 380 mila cittadini. I PFAS sono molecole nelle quali gran parte degli atomi di idrogeno è stata sostituita da atomi di fluoro.
L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), ovvero l’agenzia oncologica dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), ha completato il processo di revisione della cancerogenicità per l’uomo di due PFAS: l’acido perfluorottanoico (PFOA) e l’acido perfluorottansulfonico (PFOS). PFOA è stato classificato come “cancerogeno”, inserendolo nella categoria 1, ovvero quella delle sostanze ritenute sicuramente cancerogene per l’uomo. PFOS è stato inserito nella categoria 2b, cioè tra le sostanze “possibilmente” cancerogene.
l Progetto, iniziato nel 2007, è stato completato nel mese di giugno 2010 e i risultati vengono pubblicati in due Supplementi della rivista Epidemiologia e Prevenzione. Questo primo Supplemento presenta le procedure adottate e i risultati della valutazione dell’evidenza epidemiologica dell’associazione tra 63 cause di morte e le fonti di esposizioni ambientali presenti nei Siti di Interesse Nazionale (SIN) per le bonifiche. Il secondo Supplemento presenterà, per i 44 SIN inclusi nel Progetto, i risultati dell’analisi di mortalità per il periodo 1995-2002, che saranno accompagnati da commenti e da alcune indicazioni operative sul proseguimento della caratterizzazione epidemiologica di queste aree. In Italia al 2007 erano stati individuati 52 SIN, diventati 57 al giugno 2010.
SENTIERI intende formulare a priori ipotesi eziologiche utili per l’interpretazione di eccessi di mortalità per causa in aree circoscritte altamente inquinate. In questo primo Supplemento vengono forniti gli elementi metodologici e le valutazioni che sono state espresse da parte del GdL SENTIERI sulla evidenza del rapporto causa-effetto tra fonti di esposizioni ambientali ed eccessi di mortalità.
Con l’attuale media di 11 ettari bonificati all’anno ci vorranno mediamente – per i SIN più virtuosi o fortunati – almeno 60 anni prima di vedere l’iter concluso. Eppure, il giro d’affari del risanamento ambientale si aggirerebbe intorno ai 30 miliardi di euro.


