“La sanità locale ha sempre sofferto delle scelte a ribasso imposte da Bari. Scelte che hanno avuto inevitabilmente cadute rovinose sia per i pazienti che per gli operatori sanitari”
Per il responsabile Sanità UDC Puglia: “Taranto penalizzata da anni. Senza medicina territoriale e senza medici nel 118 non esiste alcun filtro agli accessi ospedalieri” Così inizia la nota del consigliere comunale Emiliano Messina.
La gestione della sanità pugliese, in generale, in questi anni – fa sapere – è stata a dir poco discutibile. Ma, nello specifico, che quella della provincia di Taranto sia stata la più trascurata rispetto a quella delle altre province è una certezza empirica. Taranto infatti ha sempre sofferto delle scelte a ribasso imposte da Bari. Scelte che hanno avuto inevitabilmente cadute rovinose sia per i pazienti che per gli operatori sanitari.
Fatte queste premesse e scendendo ancor di più nel particolare, uno dei punti assistenziali più fragili del sistema jonico – che inevitabilmente finisce sempre nel mirino dell’opinione pubblica – sono i Pronto Soccorsi e il Sistema 118. Ed è proprio su queste due strutture che vanno fatte delle considerazioni partendo da tre elementi emersi in questi giorni.
In primo luogo alcuni politici – aggiunge – hanno sottolineato le difficoltà degli operatori sanitari dei Pronto Soccorsi di Taranto e Martina Franca a gestire i pazienti a causa del sovraffollamento e di un problema strutturale nel Sistema 118 di Taranto. In risposta a questa difficoltà, e veniamo al secondo punto, è stata avanzata la proposta dell’apertura di un secondo Pronto Soccorso presso l’ospedale “Moscati” o per lo meno di uno dedicato agli ammalati oncologici.
Il terzo elemento – continua – è legato alle recriminazioni di addetti ai lavori per l’assenza di personale medico nel Pronto Soccorso di Taranto, che fra l’altro in questo periodo sembrerebbe essere stato preso d’assalto a causa del picco influenzale.
Su tutto questo – specifica – sente il dovere di dire la sua, cercando di ristabilire un equilibrio sulla questione.
Innanzitutto, crede che l’intasamento dei Pronto Soccorsi (e la relativa, a volte cospicua, attesa degli utenti), sia dovuta fondamentalmente alla carenza strutturale della medicina territoriale. Perché si sa perfettamente che oggi a Taranto non esistono i presidi territoriali di assistenza organizzati e in funzione h24 che possano garantire le cure primarie quando gli studi di medicina generale sono chiusi.
Un altro tema è quello legato all’assenza di medici nel Sistema 118, che allo stato attuale sono solo 13 medici su 75 previsti in pianta organica e su Taranto e provincia ci sono 1 centrale operativa, 3 punti di primo intervento e 35 postazioni da gestire in regime h24. Questi numeri vogliono dire solo una cosa: che non può esserci un vero filtro tra gli ammalati e la struttura ospedaliera.
In altre parole, il 118 (come i Presidi Territoriali di Assistenza), che dovrebbe intervenire, prestando le prime cure all’ammalato sul posto ed evitando dove possibile l’ospedalizzazione, non può farlo perché non ci sono medici ed è costretto a intervenire con un mezzo dove a bordo ci sono solo l’infermiere e il soccorritore.
Solo colmando questa carenza nel 118 sarebbe conseguentemente possibile abbassare in maniera cospicua il numero di accessi nei Pronto Soccorsi riuscendo a decongestionandoli.
A queste considerazioni – conclude – aggiunge, un altro aspetto importante, quello dell’eventuale secondo Pronto Soccorso a Taranto. I Pronto Soccorsi per essere attivi, così come previsto dal decreto ministeriale n. 70, devono avere alle spalle un ospedale di base (ovvero un ospedale con Medicina, Chirurgia e Ortopedia). E nella pratica vuol dire che solo quando sarà attivo il nuovo ospedale si potrà pensare di attivare parallelamente un’altra struttura ospedaliera di base (che possa essere l’attuale SS. Annunziata o il S.G. Moscati), e quindi un secondo Pronto Soccorso. Infine, la proposta del Pronto Soccorso Oncologico va vista con la consapevolezza che andrebbe a rivolgersi solo a una fascia specifica di ammalati (quelli neoplastici) e che quindi non aiuterebbe le altre strutture di Pronto Soccorso a risolvere il problema del sovraffollamento.
Il Pronto Soccorso Oncologico va certamente progettato, ma come un terzo centro che funzioni parallelamente ad altri due Pronto Soccorsi.
La situazione dunque è chiara. In conclusione adesso servono scelte politiche coraggiose e determinanti.
“Come UDC – in definitiva, la nota – chiediamo l’immediato potenziamento della medicina territoriale con presidi h24 realmente operativi e contestualmente il completamento urgente dell’organico medico del 118.
Inoltre, siamo convinti serva un piano straordinario per il personale dei Pronto Soccorso e una programmazione seria sulla rete ospedaliera jonica, senza più penalizzazioni per Taranto, perché non può continuare a essere la provincia più trascurata nel panorama sanitario. E su questi obiettivi porteremo avanti una battaglia politica seria, senza ambiguità e senza compromessi”.


