Tra striscioni e solidarietà sindacale, i lavoratori Vestas resistono per il quinto giorno consecutivo contro il trasferimento della sede da Taranto a Melfi, una decisione che rischia di aggravare la crisi occupazionale del territorio
Prosegue il presidio di mobilitazione dei lavoratori di Vestas Italia, giunto oggi al suo quinto giorno consecutivo. Una protesta che nasce dalla decisione dell’azienda di trasferire la sede da Taranto a Melfi, scelta che i lavoratori e le organizzazioni sindacali definiscono un duro colpo non solo per l’occupazione, ma anche per la tenuta sociale del territorio.
Un trasferimento che mette i dipendenti di fronte a scelte drammatiche. A fianco dei lavoratori Vestas si schiera la RSU Fiom Acciaierie d’Italia, che ha espresso piena solidarietà e sostegno alla vertenza, chiedendo con forza la revoca della decisione di trasferimento, la tutela dei posti di lavoro e il mantenimento delle attuali condizioni contrattuali.
«Chiediamo in maniera forte alla direzione aziendale di sospendere la procedura di trasferimento da Taranto a Melfi. -ha dichiarato Pasquale Caniglia, segretario provinciale Fiom-Cgil – Riteniamo questo un licenziamento mascherato perché trasferire un lavoratore a più di 200 km significa metterlo di fronte a un bivio: o accetti o devi licenziarti».
Caniglia ha poi inquadrato la vertenza nel contesto più ampio della crisi del territorio ionico: «In una terra già martoriata da vertenze, da crisi aziendali e aziende che continuano a mettere i lavoratori con le spalle al muro». Da qui la determinazione a non arretrare: «Noi continueremo questo presidio fino a quando Vestas Italia non ritirerà questa procedura di trasferimento».
Un appello chiaro, infine, anche alle istituzioni: «È arrivato il momento per le istituzioni di convocare l’azienda e prendere la difesa dei lavoratori».


