Dal 2012 ad oggi 3,6 miliardi di euro di denaro pubblico.L’ ultimo decreto salva acciaio è da 149 milioni da restituire in sei mesi
Per quella che Walter Tobagi definì nel 1971 la “Cattedrale della Sabbia” il conto per tenerla ancora in vita è salato. Molto salato se si analizzano solo gli ultimi 13 anni con la famiglia Riva che ne lasciò le sorti e il primo sequestro preventivo dello stabilimento disposto dal Gip per gravi violazione ambientali. Ne fa un’ analisi precisa Carmine Fotina per il Sole 24 ore.
Una cifra spropositata se si considerano tutte le risorse economiche impiegate per i vari salvataggi ma l’ assenza di un progetto che affronti la questione sotto ogni punto di vista : da quello della tutela della salute, all’ occupazione con i suoi quasi 10mila addetti del sud, a quello della sicurezza sul lavoro e alla salvaguardia dell’ ambiente.
Un primo parziale resoconto del fondi finora messi in gioco, e in gran parte bruciati – scrive Fantini – era stato fornito il 24 gennaio 2025 dal sottosegretario di Stato per le Imprese e il made in Italy, Fausta Bergamotto, in risposta a un interpellanza urgente del deputato Angelo Bonelli. Ogni governo succeduto dal 2012 in poi sembra abbia avuto come unico intento quello di assicurare la continuità produttiva, costi quel che costi, del gigante d’ acciaio. Misure urgenti a sostegno dell’ occupazione, proroghe, prestiti e finanziamenti. Decreti su decreti come fossero promessa di acqua nel deserto. Il decreto, l’ ultimo,( e che sia l’ ultimo hanno imposto da Bruxelles ) già approvato dal Senato contempla l’ utilizzo di 149 milioni di euro da restituire in sei mesi.
La Commissione Europea infatti nelle interlocuzioni avute con il ministero delle Imprese e del made in Italy, è stata chiara.
Il sottosegretario Bergamotto, – specifica Fotina – al termine della discussione generale alla Camera, ha spiegato che la negoziazione in esclusiva con il fondo americano Flacks Group parte da un offerta simbolica per gli asset (solo 1 euro, ndr) accompagnata da un impegno per un investimento iniziale di 500 milioni per la salvaguardia di circa 6.000 posti di lavoro, meno degli 8.500 di cui Flacks ha inizialmente parlato. Intanto dopo la conferenza stampa di Giorgia Meloni, si fa sempre più probabile l’ ipotesi di un nuovo coinvolgimento diretto dello Stato a sostegno del colosso Flacks. Il conto a questo punto aumenterebbe. Ancora miraggio d’ acqua nel deserto.


