La crisi si mangia non i sogni, le speranze, ma la sopravvivenza quotidiana
Pubblichiamo per intero, la nota AIGI, Taranto.
“Siamo stanchi. Siamo stufi. Siamo arrabbiati e sfiduciai. Ma come si può continuare cosi a Taranto? Come si può pensare di produrre, e rilanciare economicamente questa città e la sua provincia se, ad ogni timido tentativo di compiere un passo in avanti, subito dopo, se ne effettuano due in direzione contraria? In quale altro luogo del pianeta, i pronunciamenti delle autorità giudiziarie, seguono una così luciferina tempistica? E si consumano nel mentre sta per concretizzarsi l’atto di vendita di un’industria grande – e complessa – come quella dell’ex Ilva? Qualcuno continua a non voler vedere la realtà per quella che è. Troppo facile essere anime belle, ideologi della domenica, esperti di siderurgia a giorni alterni, quando i problemi riguardano gli altri. Quando si è garantiti a dispetto di tutto ciò che circonda. Taranto perde popolazione residente al ritmo di 1000 abitanti ogni anno. Una catastrofe demografica. Qui gli esercizi commerciali chiudono uno dopo l’altro. La crisi si mangia non i sogni, le speranze, ma la sopravvivenza quotidiana. Il procedere ordinario. Nelle ultime settimane, due imprese dell’indotto Ilva, Semat e Pitrelli, hanno dovuto lasciare a casa oltre 600 lavoratori. Lo hanno fatto nel silenzio generale. Perché costrette. Perché abbandonate al proprio destino imprenditoriale. Perché a Taranto si festeggia la povertà; e ci si deprime rispetto alle opportunità che dovessero prendere forma. Funziona tutto al contrario. Vogliamo continuare lungo questa scia? Perdere non 600, ma 15 mila posti di lavoro? Desertificare economicamente in maniera definitiva, una volta per sempre, questo territorio? E dopo che lo avremo fatto, cosa accadrà? Dove andremo a mangiare? A quali porte busseremo? E’ bene che la politica, il decisore pubblico, siano consapevoli del disastro in atto. Si sta giocando con il fuoco. Ancora una volta. Perderemo tutti, nessuno escluso, quando la casa sarà stata arsa dal fuoco”.


