Di Rosa Elenia Stravato
Valentina Petrini ed il suo ultimo saggio attorno al cuore delle disuguaglianze italiane
Che valore ha la parola? Che posto assurge nelle nostre routine? Quanto, nel nostro quotidiano, riusciamo davvero a prestare attenzione a quelle notizie che – a guardar bene – tratteggiano di noi? È come se il nostro tempo fosse vittima di sé stesso e della propria tracotanza: troppo pieno di scadenze e poco propenso all’analisi attenta della verità.
Eppure, per fortuna, c’è chi sceglie ancora di fare spazio. Di raccontare la vita e le sue storture così com’è. Senza temere il brusco calo dei like e di non risultare allineato con la maggioranza. Fortunatamente c’è ancora qualcuno che sceglie di svolgere il proprio mestiere per davvero. Valentina Petrini, giornalista nota per il suo impegno su temi sociali e civili anche attraverso la televisione e il reportage, ha pubblicato nel febbraio 2026 Il prezzo della libertà (Solferino, 2026), un’opera che si colloca tra saggio e narrazione e affronta con intensità e rigore alcune delle questioni etiche e civili più dibattute del nostro tempo.
Il libro intreccia due storie apparentemente distanti ma profondamente speculari: quella di Sibilla e quella di Anna. Sibilla, nata nel 1963, appartiene alla borghesia intellettuale e si impegna con forza nella battaglia per la piena attuazione della legge sul suicidio assistito. Di fronte a una malattia che le infligge un dolore insopportabile, la sua condizione economica le consente di considerare una fine dignitosa anche all’estero. Anna, invece, nata nel 1945 e cresciuta nella classe operaia, ha vissuto una vita di lavori umili, con scarsissime possibilità di accesso alla formazione e priva delle risorse che permetterebbero una scelta libera sul proprio corpo.
Mentre Sibilla lotta per autodeterminarsi, Anna si trova impossibilitata a decidere persino come gestire la sua sofferenza, in un sistema sanitario che non tutela equamente tutti i cittadini. La sorella di Anna, Gabriella, si ritrova da sola a fronteggiare inefficienze e ingiustizie istituzionali. Attraverso la narrazione di queste esistenze, Petrini non si limita a raccontare due biografie individuali: con passo narrativo vicino al romanzo – pur restando nel registro del reportage – illumina le contraddizioni e le disuguaglianze di una società in cui l’accesso ai diritti fondamentali, inclusa la libertà di scelta sulla propria vita e sulla fine della stessa, è fortemente condizionato da fattori economici e culturali.
Il prezzo della libertà non è un semplice resoconto, ma un’opera che si propone di stimolare una riflessione profonda sulla cittadinanza e sull’uguaglianza sostanziale dei diritti. Un testo necessario e per questo scomodo: non c’è poesia o spazio per la commiserazione, no. C’è spazio per una riflessione acuta e militante. La parola e la scrittura costituiscono, e la Petrini ne è pienamente consapevole, nella storia dell’umanità, strumenti fondamentali di costruzione del legame sociale.
Non si limitano a essere mezzi di comunicazione: esse fondano comunità, trasmettono memoria, istituiscono diritti, alimentano conflitti e, soprattutto, rendono possibile l’esercizio della cittadinanza. Il loro valore civile risiede nella capacità di trasformare l’esperienza individuale in patrimonio collettivo, di tradurre l’indignazione in coscienza critica e la coscienza critica in azione responsabile.
Nel Novecento, la riflessione di autori come Hannah Arendt ha sottolineato il nesso tra spazio pubblico e azione comunicativa: l’agire politico si realizza attraverso la parola, che rende gli individui reciprocamente visibili e responsabili. Anche Antonio Gramsci ha evidenziato come il controllo del discorso e della produzione culturale sia centrale nei rapporti di potere: chi domina il linguaggio orienta l’immaginario collettivo.
La scrittura, dunque, può essere tanto strumento di emancipazione quanto mezzo di egemonia. Il valore civile della parola si manifesta con particolare evidenza nei contesti di crisi. Nei periodi di censura e autoritarismo, la parola libera diventa gesto di resistenza; nei momenti di conflitto sociale, la scrittura può fungere da ponte tra esperienze diverse, favorendo comprensione e dialogo.
I grandi testimoni del Novecento – a cui l’autrice guarda – hanno spesso affidato alla scrittura il compito di custodire la memoria delle tragedie collettive, consapevoli che dimenticare equivale a rendere possibile il ripetersi dell’ingiustizia. Nell’epoca contemporanea, segnata dalla rapidità dei flussi comunicativi e dalla pervasività dei media digitali, il valore civile della parola assume nuove sfide. La democratizzazione degli strumenti di espressione amplia le possibilità di partecipazione, ma espone anche al rischio della superficialità, della manipolazione e della polarizzazione. In un contesto in cui l’informazione è sovrabbondante, diventa decisiva la responsabilità etica di chi parla e di chi scrive.
La parola civile non è semplicemente libera: è consapevole delle proprie conseguenze. Essa non mira alla sopraffazione dell’altro, ma alla costruzione di uno spazio comune di senso. Scrivere con responsabilità significa verificare le fonti, distinguere fatti e opinioni, evitare l’odio e l’umiliazione. Parlare in modo civile implica riconoscere la dignità dell’interlocutore, anche nella divergenza. Mettendo a confronto esperienze differenti, Petrini porta alla luce l’ipocrisia di un sistema che, pur formalmente garantendo libertà e dignità, tradisce questi valori quando si confronta con le concrete disuguaglianze di classe, di genere e di opportunità.
In un’epoca in cui i diritti bioetici — dalla possibilità di scelta sul fine vita alla tutela della salute come diritto universale — sono terreno di scontro politico e culturale, l’opera assume un ruolo di stimolo civile, traducendo dati e testimonianze in storie capaci di suscitare coinvolgimento emotivo e intellettuale.
La forza del testo sta nel porre interrogativi fondamentali: che valore ha la libertà se non è accessibile a tutti? Quanto conta la giustizia sociale nella realizzazione di una società democratica autentica? L’autrice adopera la scrittura come strumento di denuncia e di sensibilizzazione: raccontando esperienze singole, invita il lettore a guardare alle strutture istituzionali e culturali che determinano le possibilità di vita delle persone. In questo senso, il libro si inserisce nel filone della saggistica civile che non si limita alla pura analisi sociopolitica, ma si apre a una dimensione narrativa e umana, rendendo visibili i volti e i destini dietro le statistiche e le leggi.
L’opera si pone dunque come contributo significativo al dibattito pubblico su temi etici e diritti civili, ricordando che la libertà non è solo un concetto astratto, ma una conquista quotidiana che richiede attenzione, cura e impegno collettivo per essere realmente universale. In un mondo che spesso misura il valore delle persone in base alle risorse economiche e al capitale culturale, Il prezzo della libertà ci richiama a una riflessione urgente e necessaria sul significato profondo della libertà e della dignità umana.


