Da Pulsano a Leporano, da Lizzano a Maruggio, così come nelle altre località costiere pugliesi e nazionali, non si registrano situazioni di paralisi amministrativa comparabili a quella di Ginosa
Le dichiarazioni del senatore Mario Turco e della consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Annagrazia Angolano sul caos balneari di Marina di Ginosa rappresentano – fa sapere Pietro Lospinuso nel comunicato – l’ennesimo tentativo di scaricare sul Governo Meloni responsabilità che invece nascono da precise scelte politico-amministrative del Comune di Ginosa.
Ed è sufficiente leggere attentamente la sentenza del Consiglio di Stato per comprendere che la realtà è molto diversa dalla propaganda del M5S.
Il Governo Meloni non ha creato alcun vuoto normativo.Al contrario – aggiunge – ha introdotto proprio con il decreto del 2024 una disciplina transitoria finalizzata a consentire ai Comuni una gestione ordinata della fase di passaggio tra vecchie e nuove concessioni.
E infatti il Consiglio di Stato afferma chiaramente che la proroga legislativa fino al 30 settembre 2027 non è incompatibile con il diritto europeo e che non esistono ragioni tali da imporne la disapplicazione.
Questo significa una cosa molto semplice:
il Comune di Ginosa non era obbligato a disapplicare la proroga prevista dalla legge dello Stato.
La D.G.C. n. 198/2024 – afferma – rappresenta una scelta discrezionale del Comune, non un obbligo imposto né dalla normativa europea né dalla sentenza del Consiglio di Stato.
Ed infatti la stessa sentenza chiarisce che il termine del 30 settembre 2027 costituisce un “limite massimo” e che i Comuni “potranno” anticipare il nuovo assetto concessorio, non che “dovranno” necessariamente farlo.
Dunque il Comune aveva tutto il tempo per organizzare una transizione più graduale, più ordinata e soprattutto più sicura per il territorio.
Poteva utilizzare quella finestra temporale per:
completare definitivamente il Piano Comunale delle Coste;
acquisire tutti i pareri ambientali;
chiudere le conferenze di servizi;
definire in modo stabile gli assetti dei lotti;
pianificare il subentro senza mettere in crisi la stagione turistica.
E invece cosa è accaduto?
Che il Comune – sottolinea – ha scelto di comprimere drasticamente i tempi pur avendo ancora:
un PCC in fase di modifica;
pareri ancora da acquisire;
procedimenti ambientali ancora aperti;
assetti concessori non ancora pienamente consolidati.
Lo stesso Consiglio di Stato – ricorda – che nell’ottobre 2024 il Comune stava ancora “modificando e integrando” gli elaborati del Piano Comunale delle Coste.Questa è la realtà amministrativa. Altro che “trasparenza” e “programmazione”.
Perché oggi Marina di Ginosa rischia di affrontare la stagione balneare 2026 con una disponibilità di posti ombra drasticamente ridotta rispetto agli standard storici del territorio.
Secondo le stime emerse nel confronto pubblico sulla stagione turistica:
dai circa 5.000 ombrelloni storicamente disponibili si rischia di scendere a circa 1.800;
anche nello scenario più favorevole non si supererebbero circa 2.500 postazioni.
Una riduzione superiore al 50% dell’offerta turistico-balneare complessiva del litorale.
E le conseguenze rischiano di essere pesantissime:
perdita di competitività turistica;
riduzione delle prenotazioni;
disdette nelle strutture ricettive;
danni a ristorazione e commercio;
contrazione dell’occupazione stagionale;
sovraffollamento delle aree residue;
difficoltà nella gestione della sicurezza e dei servizi balneari.
Il tutto in una località insignita per il 28° anno consecutivo della Bandiera Blu, riconoscimento che certifica qualità ambientale, servizi e capacità di accoglienza.
E mentre a Marina di Ginosa si rischia una stagione ridimensionata e piena di criticità, nel resto della provincia ionica, in Puglia e nel resto d’Italia la stagione balneare è già partita regolarmente, con i lidi aperti e pienamente operativi.
Da Pulsano a Leporano, da Lizzano a Maruggio, così come nelle altre località costiere pugliesi e nazionali, non si registrano situazioni di paralisi amministrativa comparabili a quella di Ginosa.
E allora viene spontanea una domanda:
se il problema fosse davvero il Governo Meloni, perché il caos esiste solo a Ginosa?
Perché qui il paradosso è evidente.
In nome della concorrenza si rischia di ottenere:
meno servizi;
meno posti ombra;
meno capacità ricettiva;
meno economia;
meno turismo.
Alla faccia della concorrenza.
Un’ultima considerazione meritano poi le dichiarazioni della consigliera regionale Angolano quando parla di “pieno rispetto delle regole”.
Perché il rispetto delle regole non può essere invocato a corrente alternata.
Il rispetto delle regole significa certamente applicare i principi di concorrenza e dare esecuzione alle sentenze. Ma significa anche rispettare una legge dello Stato che aveva introdotto una proroga transitoria proprio per consentire ai Comuni di programmare le gare in modo ordinato, graduale e senza mettere in crisi territori ed economie locali.
E soprattutto il rispetto delle regole dovrebbe significare:
approvare definitivamente gli strumenti di pianificazione;
acquisire tutti i pareri ambientali;
chiudere le conferenze di servizi;
completare preventivamente il quadro autorizzativo;
garantire certezza amministrativa agli operatori economici e ai cittadini.
Perché accelerare le procedure senza avere ancora consolidato il quadro tecnico-amministrativo non significa necessariamente maggiore legalità.
Talvolta rischia di produrre soltanto maggiore confusione, maggiore contenzioso e maggiori danni per il territorio.
La verità è che nessuno contesta il rispetto delle sentenze.
Ma rispettare le sentenze non significava necessariamente comprimere la transizione fino a creare il caos organizzativo che oggi rischia di colpire Marina di Ginosa nel pieno della stagione estiva.
E soprattutto appare singolare che oggi il Movimento 5 Stelle accusi il Governo Meloni di aver lasciato soli i Comuni, quando proprio il Governo aveva introdotto strumenti normativi per accompagnare una transizione graduale e ordinata.
Piuttosto, il senatore Turco dovrebbe spiegare ai cittadini cosa abbia fatto concretamente il Movimento 5 Stelle sul tema balneari quando era al Governo e lui ricopriva la prestigiosa carica di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Perché oggi è troppo facile scaricare responsabilità su altri.
Molto più difficile è ammettere – conclude nella nota – che a Ginosa si è scelta una linea amministrativa acceleratoria senza avere ancora completato il quadro pianificatorio, ambientale e autorizzativo necessario per garantire una transizione davvero ordinata, sostenibile e compatibile con la tutela dell’economia turistica locale.



