L’associazione degli industriali locali apre al confronto sul nuovo terminal LNG, ma chiede soluzioni alternative che non impattino sul porto e sulle aree urbane
“Quando si parla del possibile arrivo a Taranto di una nuova infrastruttura inevitabilmente destinata a provocare con le sue attività un impatto su ambiente, territorio e cittadinanza la percezione del rischio diventa altissima. E non potrebbe essere differente. Taranto è una città che nel corso dei decenni ha imparato a conoscere bene il peso di scelte industriali adottate il più delle volte senza tener conto di cosa sarebbe stato più giusto per una comunità che ha già dato molto e a cui si continua a chiedere altro senza però darle la possibilità di essere ascoltata.” Lo affermano in una nota gli esponenti di Confapi Taranto.
“In questi giorni la ‘materia del contendere’ è rappresentata dalla realizzazione di un rigassificatore nell’area portuale, proprio in quel Porto che sta cercando di rivitalizzare e rilanciare le sue attività.
Non ci vuole molto per intuire che inserire in quel contesto ed in questa fase storica un terminal LNG di grande scala comporterebbe una serie di conseguenze che non possono essere trascurate: traffico navale pesante e ingombrante, restrizioni alle rotte di navigazione, vincoli di sicurezza che sottrarrebbero spazio operativo, per non trascurare poi le reazioni pur nulla positive che si andrebbero a registrare nelle aree urbane vicine. – Sottolineano – Si tratta di circostanze che andrebbero a cozzare con la strategia di sviluppo di uno scalo più che mai determinato ad assumere un ruolo centrale nel sistema economico-produttivo tarantino.
Confapi Taranto è convinta che la città e la provincia debbano comunque dotarsi di impianti capaci di garantire il proprio approvvigionamento energetico senza compromettere l’operatività del Porto e senza aumentare la pressione sulle vicine aree residenziali. Una soluzione meritevole di opportuni approfondimenti potrebbe essere quella di far ricorso ad una nave rigassificatrice offshore, posizionata in mare aperto, ad oltre 2 miglia dalla costa, e collegata a terra da un gasdotto. – Proseguono – Non si tratta di inventare qualcosa perché è una soluzione già sperimentata in Italia che riduce i rischi, evita interferenze con la navigazione e tutela le zone abitate. Potrebbe rappresentare una scelta in grado di coniugare sicurezza energetica, salvaguardia urbana e rispetto del territorio. Il nostro Paese dispone già di infrastrutture LNG operative ed utilizzarle in modo più efficiente, integrandole con la rete SNAM, significa garantire continuità di approvvigionamento senza imporre a Taranto un impianto di grande scala.
Ovviamente, quale che sia, la scelta energetica adottata deve essere accompagnata da un impegno concreto verso Taranto con investimenti in rinnovabili e comunità energetiche, programmi di efficienza per imprese e famiglie, monitoraggio ambientale pubblico e trasparente, un osservatorio indipendente che vigili su sicurezza e impatti. Perché la sicurezza non deve essere intesa alla stregua di un insieme di parametri tecnici, ma deve dare la certezza di essere protetti, informati, coinvolti.
Confapi Taranto crede fermamente nella diversificazione industriale, crede in uno sviluppo che non debba contrapporre economia e comunità, ma che li tenga insieme. – Si legge nella nota – Non possiamo dire sempre “NO”; la negazione implica anche la mancata crescita ed impedisce di portare avanti iniziative che possano creare innovazione e riqualificazioni.
Per questo desidera ribadire con chiarezza che, essendo il Porto un asset strategico, che non può essere appesantito da un’infrastruttura che ne limita le potenzialità, l’approvvigionamento energetico può essere garantito attraverso soluzioni alternative, già collaudate e più sicure. Ma tutto questo a patto che la città debba essere elemento integrante del processo decisionale, non spettatrice. – Concludono – Taranto merita un futuro in cui energia, lavoro e qualità della vita non siano in competizione, ma parte di un unico progetto.”


