Storia del calcio tarantino. Di una stagione nella quale il Taranto militava stabilmente in serie B. E programmava il futuro con visone e strategia
Vito Fasano, il presidente della ricostruzione. Nell’estate del 1985, quando quasi tutti si erano allontanati, Vito Fasano decise di farsi avanti e assunse la guida del Taranto. La società usciva da uno dei momenti più difficili della propria storia. Il fallimento aveva lasciato macerie sportive e societarie, ma l’ingegnere tarantino affrontò quella sfida con la mentalità che lo aveva reso uno degli imprenditori edili più autorevoli del territorio ionico.
La sua impresa aveva esteso la propria attività anche oltre i confini nazionali, testimonianza di una capacità imprenditoriale che ne faceva una figura di primo piano nel settore delle costruzioni. Uomo di carattere forte, deciso e autorevole, Fasano trasferì nel calcio un metodo manageriale allora poco diffuso in provincia: organizzazione, programmazione e rigorosa attenzione all’equilibrio economico. Non era il presidente trascinato dall’emotività del tifoso, ma un dirigente convinto che una società calcistica dovesse essere amministrata con gli stessi criteri di un’azienda moderna.
Fu probabilmente il primo presidente del Taranto ad applicare con convinzione questa filosofia gestionale, circondandosi di collaboratori di assoluta competenza. Al suo fianco operarono il professor Merico, prezioso riferimento per gli aspetti economici e societari, il vicepresidente Nicola Bruni ed il sottoscritto in qualità di direttore generale, dando vita a uno staff dirigenziale che contribuì a consolidare le basi della rinascita rossoblù.
I risultati non tardarono ad arrivare. Il Taranto riconquistò immediatamente la Serie B e, negli anni successivi, riuscì a consolidare la propria presenza nel campionato cadetto, vivendo una delle pagine più intense della sua storia con la memorabile salvezza conquistata sul campo nello spareggio contro Lazio e Campobasso. Furono stagioni nelle quali vestirono la maglia rossoblù calciatori di notevole valore come Pietro Maiellaro, Antonio De Vitis, Silvio Paolucci, Antonio Dell’Anno, Silvi Picci, Gianpaolo Spagnulo, Luca Brunetti, Peppe Donatelli, Gilberto D’Ignazio e numerosi altri protagonisti che contribuirono a mantenere elevato il prestigio della squadra.
L’impronta di Fasano si manifestò anche nelle strutture. Nel 1987 la sua impresa realizzò la completa ristrutturazione dello stadio della Salinella, poi intitolato a Erasmo Iacovone, ampliandone la capienza fino a oltre trentamila spettatori. Un’opera che rappresentò un significativo investimento per la città e per il calcio tarantino, confermando il forte legame dell’ingegnere con il proprio territorio. Sullo stesso impianto oggi si poggiano le basi per regalare alla città, in vista dei Giochi del Mediterraneo, una struttura sportiva moderna ed in linea con i tempi.
La sua visione imprenditoriale non si esauriva nel settore delle costruzioni. Convinto delle potenzialità del territorio ionico, investì anche nel turismo, contribuendo allo sviluppo del complesso MonRêve, destinato a diventare negli anni uno dei punti di riferimento della costa tarantina. Era l’espressione di una concezione moderna dell’impresa, capace di guardare oltre il presente e di valorizzare le risorse della propria terra con iniziative destinate a lasciare un segno duraturo.
Dietro il dirigente rigoroso emergeva anche una personalità profondamente legata alle proprie radici. Appassionato dei cavalli murgesi, amava trascorrere il tempo libero cavalcando lungo la costa ionica insieme alla moglie, ritrovando in quei momenti il rapporto autentico con la sua terra.
Al termine della stagione 1988-1989 cedette la società a Donato Carelli, lasciando un Taranto profondamente diverso da quello rilevato quattro anni prima: una società risanata, organizzata e credibile, capace di coniugare ambizioni sportive e solidità gestionale.
Da imprenditore costruì opere, da dirigente costruì una società. In entrambi i casi lasciò il segno con la concretezza, la visione e la capacità di guardare più lontano degli altri.
Per questo Vito Fasano continua ad essere ricordato tra i migliori presidenti dei rossoblu. Non soltanto perché riportò il Taranto in Serie B, ma perché introdusse una cultura manageriale in netto anticipo sui tempi, dimostrando che anche nel calcio programmazione, competenza e rigore amministrativo costituiscono il presupposto indispensabile per costruire risultati duraturi. È questa, forse, l’eredità più significativa che ha lasciato alla storia del calcio ionico.


