Quanti, degli attuali rappresentanti parlamentari, verebbero rieletti con l’introduzione delle preferenze nella nuova legge elettorale? Pochissimi. La lezione di Giovanni Sartori che abbiamo, colpevolmente, dimenticato
Con le “preferenze” molte cose cambierebbero. Per lo stato di salute moribondo della nostra democrazia, falcidiata da percentuali di astensione a doppia cifra. Per il vincolo di rappresentanza tra eletti ed elettori. Per un reale giudizio sull’operato del parlamentare al termine della legislatura in corso. Le leggi elettorali, diceva il professor Sartori, disegnano l’intelaiatura di un sistema politico. La struttura dei partiti. La partecipazione al voto da parte dei cittadini. Legge ordinaria, per volere del legislatore, dagli effetti straordinari si potrebbe affermare.
Con l’attuale sistema, il Rosatellum, i seggi vengono attributi senza che l’elettore possa concretamente indirizzare le proprie preferenze. Non c’è scelta autonoma; eterodiretta, semmai. Calata dall’alto. Per volontà delle forze politiche. Tanto nel maggioritario (37% collegi uninominali): con i partiti – e le coalizioni più forti – a determinare in buona sostanza le scelte finali. Quanto nel proporzionale (61% di liste bloccate) lo schema non cambia. Roma decide, i territori si adeguano. Obbediscono.
Cosa accadrebbe, invece, se gli elettori potessero tornare a votare i propri rappresentanti? A sceglierli senza filtri e scremature? A fare preferenze dopo aver valutato l’operato di onorevoli e senatori nei rispettivi territori? Nell’area tarantina, il collegio che più c’interessa osservare da vicino, molti degli attuali rappresentanti istituzionali non verrebbero più rieletti. Con una nuova legge elettorale proporzionale, con soglie di sbarramento accettabili come nel modello vigente in Germania (il 5%), ripetiamo con l’introduzione delle preferenze, invece che nel Parlamento lorsignori se ne tornerebbero a casa. Alle loro professioni. Ad un rinnovato anonimato.
Non si capisce perché nel nostro ordinamento per votare un consigliere comunale devi esprimere la tua preferenza. Stessa cosa se devi scegliere un consigliere regionale. Ma, per onorevoli e senatori, non è così. Tutto è predeterminato. Tutto viene stabilito a monte. Sempre Giovanni Sartori, il più illustre studioso italiano di sistemi elettorali, richiamava l’importanza del potere al voto. Un potere divenuto debolezza nella prassi italiana…


