di Angelo Nasuto
Il raduno, che ha visto la partecipazione di circa duecento persone di diverse nazionalità, ha attirato l’attenzione di residenti e passanti, sollevando interrogativi sull’utilizzo del locale e sulla sua organizzazione
Un’affluenza numerosa si è registrata ieri mattina in un locale di viale Marconi, a Massafra, dove circa duecento persone di diverse nazionalità si sono radunate per il momento di preghiera del venerdì, rito centrale della tradizione islamica.
Secondo quanto emerso dalle segnalazioni e da una fotografia circolata in città, si tratterebbe di cittadini originari di diversi Paesi, tra cui Pakistan, Afghanistan, Sri Lanka, India e vari Stati africani. La concentrazione di persone ha attirato l’attenzione di alcuni residenti e passanti per le dimensioni del raduno e per la gestione degli accessi al locale.
Non risultano, al momento, criticità di ordine pubblico né interventi delle autorità. Il locale, secondo quanto si apprende, sarebbe stato utilizzato in affitto per ospitare momenti di preghiera collettiva, in assenza di una struttura religiosa dedicata nelle immediate vicinanze.
L’episodio ha riacceso il dibattito locale sul tema dell’integrazione e sulla presenza di spazi di culto per comunità religiose diverse in città. Alcune forze politiche locali hanno chiesto chiarimenti all’amministrazione comunale sull’utilizzo dell’immobile e sulle eventuali autorizzazioni, oltre che sulle ricadute organizzative e di sicurezza sul quartiere. “Riteniamo comunque doveroso – hanno affermato gli esponenti di Futuro Nazionale – porre alcune domande chiare all’amministrazione comunale e confermiamo che siamo culturalmente e politicamente contrari all’apertura di un centro di una confessione religiosa. Tutto ciò perché non c’è stata alcuna intesa con lo Stato.”
In passato, a Massafra era già emersa la discussione sull’eventuale apertura di un luogo di culto islamico in centro città, ipotesi poi non concretizzatasi. Anche in questa occasione, tuttavia, non risultano comunicazioni ufficiali relative all’apertura di una moschea o di un centro religioso strutturato.
Resta da chiarire la natura stabile o temporanea dell’utilizzo del locale per la preghiera e se siano in corso verifiche da parte delle autorità competenti sul rispetto delle normative urbanistiche e di sicurezza.



