Il lavoratore racconta di essere stato impiegato in mansioni diverse da quelle contrattuali e di aver ricevuto messaggi offensivi. L’avvocato parla di “palese discriminazione”
“Se non inizi un percorso serio di dimagrimento non ti assumo”. È questa la frase che, secondo quanto denunciato, un 26enne di Taranto avrebbe ricevuto dal proprio datore di lavoro, insieme al mancato rinnovo del contratto e a una serie di messaggi ritenuti offensivi sul suo aspetto fisico.
Il giovane, perito informatico, era stato assunto lo scorso febbraio da un’impresa edile. Stando a quanto riferito, dopo l’assunzione sarebbe stato inizialmente destinato ad attività di volantinaggio in un quartiere cittadino e successivamente impiegato come operaio in un cantiere, pur non avendo una formazione o un’esperienza specifica per quelle mansioni.
Secondo la ricostruzione, oltre al presunto demansionamento, il lavoratore avrebbe subito ripetute offese legate al proprio aspetto fisico. In un messaggio del 18 giugno, il datore di lavoro avrebbe subordinato il rinnovo del contratto all’avvio di un percorso di dimagrimento.
“Lo stesso titolare, con un ulteriore messaggio, faceva presente che il rinnovo del contratto di lavoro a termine sarebbe stato subordinato all’inizio di un percorso dietetico, pena il licenziamento per giusta causa con espressa indicazione nel contratto di lavoro”, afferma l’avvocato Fabrizio Del Vecchio, legale del giovane. Il professionista ha già presentato ricorso al giudice del lavoro chiedendo il ripristino del rapporto di lavoro, cessato dopo una prima proroga, oltre al risarcimento dei danni morali e patrimoniali.
“Il datore di lavoro – sostiene Del Vecchio – subordinava la prosecuzione del rapporto di lavoro, dopo una serie di demansionamenti, all’inizio di un percorso di dimagrimento perché riteneva il lavoratore in sovrappeso. Si tratta di una palese discriminazione, in contrasto con i principi costituzionali e con la normativa europea. Inoltre, il giovane non presenta alcuna condizione di obesità e, rispetto alle mansioni impiegatizie previste dal contratto, l’aspetto fisico sarebbe del tutto irrilevante”.
I contratti a termine sono stati impugnati e ora sarà il giudice del lavoro a valutare la vicenda e a pronunciarsi sulle richieste avanzate dal lavoratore.



