Il legale, Maurizio Rizzo Striano, presente nel collegio di difesa nella causa contro l’Ilva a nome dell’associazione genitori tarantini, che ha portato alla decisione della Corte d’Appello di Milano, in un post su facebook definisce inammissibile il ricorso in Cassazione
Il ministro Urso ha annunciato di aver dato mandato agli avvocati dei commissari, del Mimit, insieme a quelli della Regione, degli enti locali e del Comune, per cercare di capire “se c’è la possibilità di appellare la sentenza della Corte d’Appello di Milano , se ci sono i margini”.
In un post sulla sua pagina facebook, l’ avvocato Maurizio Rizzo Striano, spiega le ragioni dell’ inammissibilità del ricorso in Cassazione.
“Confindustria and. co. , secondo quanto riportato dalla stampa, vorrebbero che il decreto della Corte di Appello di Milano venisse impugnato in Cassazione per ottenerne l’annullamento “altrimenti la città muore” .
Detto dal carnefice è qualcosa di incredibilmente cinico . Comunque è vero il contrario perchè si è posta la premessa per la rinascita della città .
Mi sono arrivati alcuni messaggi di attivisti preoccupati.
Tranquilli, ora cerco di spiegare in modo comprensibile perchè. I decreti come quello reso dalla Corte Milanese sono regolati nel cod. di proc. civ. che stabilisce all’art. 739 che ” Salvo che la legge disponga altrimenti non è ammesso reclamo contro i decreti della Corte di Appello”
La norme sull’inibitoria non dispongono nulla al riguardo, quindi il decreto è definitivo , può essere revocato o modificato solo dalla stessa Corte di Appello , come prevede l’art. 742 c.p.c.-
Ovviamente in base a motivi che non siano stati già esaminati dalla Corte.
Esiste la possibilità di avvalersi del ricorso straordinario alla Cassazione ex art. 111 della Costituzione il quale afferma che à sempre ammesso il ricorso in cassazione contro le sentenze e per violazione di legge.
Devono quindi ricorrere entrambi i requisiti 1) sentenza 2) una violazione di legge commessa dalla Corte di Appello.
Per superare il primo ostacolo dovrebbero sostenere che in realtà quel decreto ha il carattere della definitività e quindi sarebbe equiparabile ad una sentenza.
Ma così non è. Ad esempio, ove la Corte avesse pronunciato la chiusura dell’area a caldo questo sarebbe stato un accertamento definitivo , ma la Corte ha invece ordinato la sospensione dell’attività fino a quando non venga rimosso tutto l’amianto e adottato un sistema di abbattimento delle polveri sottili, quindi ha impartito un ordine temporaneo e revocabile.
Nemmeno ricorre il secondo requisito e cioè la violazione di legge perchè la Corte aveva il dovere di applicare i principi stabiliti dalla Corte di Giustizia Europea che prevalgono su qualsiasi legge ed anche sulla Costituzione. Se non li avesse applicati saremo stati noi autorizzati a fare ricorso! Qualcuno ha adombrato un vizio di extra petizione, cioè il giudice avrebbe pronunciato senza che noi avessimo formulato la domanda. Tutte balle, basta leggere le nostre conclusioni trascritte esattamente dalla Corte di Appello: noi abbiamo chiesto la sospensione e la sospensione è stata disposta.
Spero di essere stato chiaro.”



