Nuove risorse e tutele per Acciaierie d’Italia, mentre la legge richiama il regime degli impianti di interesse strategico nazionale. E sul futuro dello stabilimento resta aperta la partita dell’area a caldo
Il futuro dello stabilimento ex Ilva resta tra i temi sensibili nell’agenda politica. Fino a che punto tale priorità si lega alle decisioni assunte oggi in Senato? In sostanza, l’estensione ad Acciaierie d’Italia di una parte del regime speciale previsto per ILVA può rappresentare uno degli strumenti per blindare la continuità dello stabilimento? Sono gli interrogativi che arrivano dopo il via libera definitivo del Senato alla legge di conversione del decreto-legge 27 luglio 2026, n. 133.
La norma estende ad Acciaierie d’Italia una disciplina che finora riguardava il Gruppo ILVA. Il prestito erogato alla grande industria (100,5 milioni) dovrà essere restituito con priorità rispetto agli altri crediti delle amministrazioni straordinarie, ai commissari e ai soggetti da loro delegati viene esteso l’esonero da responsabilità per le condotte legate a questi obblighi.
In altre parole, una parte dello scudo costruito per ILVA viene ora estesa anche ad ADI. Un passaggio che rafforza, sul piano della gestione commissariale e finanziaria, la struttura che oggi governa il complesso siderurgico.
Ma gli impianti ILVA sono già sottoposti ad AIA. Perché, allora, inserire nuovamente nella norma il riferimento agli impianti dichiarati di interesse strategico nazionale? Il passaggio assume un rilievo particolare perché proprio per questi impianti il rinnovo dell’AIA è già sottoposto a una disciplina specifica, che prevede anche la valutazione del danno sanitario. È dunque quel richiamo alla strategicità a lasciare aperto un interrogativo sul significato della nuova disposizione in vista di possibili altri provvedimenti a tutela della fabbrica. A questo punto esteso anche ad AdI?
Da capire se questa nuova protezione serva soltanto a gestire la fase commissariale e la vendita oppure se possa diventare una delle garanzie attraverso cui accompagnare il destino della grande industria anche dopo le decisioni sull’area a caldo.
Bisognerà aspettare il 20 ottobre, quando le Sezioni Unite della Cassazione discuteranno i ricorsi contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano.



