Dopo le rimozioni dei rifugi scatta il tavolo d’urgenza in Commissione Ambiente con le associazioni animaliste. La Garante Rocchetto prende le distanze dall’azione del Comune e chiede lo stop degli sgomberi. Intanto l’assessora Gravame registra un crollo di consenso. Defilata sui grandi dossier ambientali si impone su temi minori, trasformando la questione di tutela animale in un caso politico
L’assessora all’Ambiente Fulvia Gravame deve probabilmente acquisire una sensibilità matura nei confronti degli animali. Uno step che evidentemente manca, così come langue una compiuta padronanza del regolamento comunale in tema di colonie feline, rifugi e tutela dei randagi. Le va riconosciuto uno zelo istituzionale impeccabile per la quota parte “miao”: dimostrare forza sulle piccole cose resta d’altronde un scorciatoia politica di minimo sforzo.
Il blitz dell’Amministrazione ha però scatenato l’immediata reazione del mondo del volontariato. Attraverso una presa di posizione particolarmente dura, Manuela Ivana Carella, presidente dell’associazione Casa del Micio Felice, ha evidenziato il paradosso di un’azione che “priva di riparo felini presenti da oltre un decennio“. L’associazione punta il dito contro la scelta “prima ancora di completare l’iter di regolarizzazione, avanzando l’ipotesi che tanta improvvisa foga verso il decoro urbano sia legata alla vetrina dei futuri Giochi del Mediterraneo, a fronte di una città che affoga tra rifiuti, degrado reale e tagli al verde pubblico“.
Un nodo procedurale su cui è scesa in campo anche la Garante cittadina per la Tutela degli Animali, Ilaria Rocchetto. Se da un lato la Garante appoggia “i pulitoni” che oggi rimuovono cartoni e teli degradanti, (anche condivisibile) dall’altro bolla come del tutto irragionevole lo smantellamento forzato di ripari idonei e dignitosi, nell’attesa che il Comune dia via libera al formale protocollo d’intesa chiedendo un blocco immediato delle rimozioni.
Per cercare di disinnescare la bomba, la giornata di domani vedrà il presidente della Commissione Ambiente, Giandomenico Vitale, accogliere le sigle animaliste a Palazzo di Città per un tavolo istituzionale convocato d’urgenza. Un confronto il cui esito appare tuttavia parzialmente tracciato: in un’intervista rilasciata a CosmoPolis, che verrà pubblicata integralmente nella mattinata di domani, lo stesso consigliere ha infatti già anticipato l’immediato stop agli sgomberi delle strutture.
Resta che questo assessorato spesso defilato su macro sistemi, vertenza ex Ilva in primis cosi come sui meriti della decisione della Corte d’Appello di Milano, scelga di intervenire con muscolare prudenza, su rifugi felini. La scelta delle priorità ha caratterizzato ciclicamente l’azione amministrativa, talvolta prona ad affrontare le emergenze con passione geriatrica mentre riaccendeva i bollori in direzione di terreni politicamente meno insidiosi.
Un’afasia istituzionale manifestata anche negli scorsi mesi, quando l’accetta si abbatteva in modo indiscriminato sul patrimonio arboreo. Ma la “crociata” contro i gatti non è stata perdonata, in termini di consensi e popolarità l’assessora è, infatti scesa ai minimi storici, imponendo ora l’adozione di “piani straordinari” e misure ad “hoc” per arginare la brutta figura.
Un ravvedimento operoso indubbiamente sarebbe opportuno, ripristinando quanto prima le strutture e magari affrontando la questione con scientifico approccio. Così come suggerito dalla società di architettura e design Phicubo, (realtà nata dall’esperienza diretta di un’architetta-volontaria nella gestione delle colonie fiorentine), la soluzione risiederebbe nel superare l’improvvisazione attraverso la progettazione, integrando nei moduli urbani, strutture pulite e funzionali anziché procedere a colpi di sgomberi sconsiderati.
La proposta rinvenuta in un articolo, (datato 2011 ma ancora attuale e apparso su architettura ecosostenibile.it cui invito la lettura), adotta un sistema integrato e moderno a cui forse le amministrazioni potrebbero ispirarsi. Eccessivo? Potremmo rivedere l’impostazione raffazzonata e disorganizzata talvolta, lasciata a volontari animati da buone intenzioni, ma non sempre edotti sugli aspetti del decoro e riconsiderare un piano sistemico. Certo occorre interrogarsi sulla disponibilità dei bilanci comunali, non proprio floridi, ma il dialogo con il territorio e con maestranze autoctone disponibili, potrebbe costituire un’idea percorribile.
Il decoro, lo rimarchiamo, è il modo in cui una città rappresenta se stessa e il rispetto e la civiltà in tema di benessere animale, è il primo vero segnale che la distingue. Ci auguriamo che tale visione venga compresa dall’assessora e condivisa, prima o poi.



