La variante pugliese alla decarbonizzazione. Il passo incerto del governatore sulla fabbrica tarantina. L’occasione mancata quando ricopriva il ruolo di presidente della Commissione ENVI in Europa. L’Ilva come una lavatrice: sciacqua la coscienza, centrifuga le idee
La variante pugliese per un’Ilva sostenibile, compatibile con l’ambiente, è la Decar(o)bonizzazione. Un ciclo produttivo con meno carbone e più dichiarazioni pubbliche. Meno diritti violati e più presidenza della Regione. Meno soluzioni prospettate e più conferenze stampa convocate. Le ultime sortite del governatore, le azioni compiute in passato da presidente della Commissione ENVI (Ambiente, Sanità pubblica e Sicurezza alimentare) del Parlamento europeo, definiscono un percorso costruito nel tempo. Un fil rouge delle occasione mancate. L’Ilva è la tomba della politica italiana, lo specchio rotto nel quale riflettere le nostre immagini.
Con l’industria tarantina finiscono le carriere di leader consumati, s’infrangono i sogni di talenti a lungo pubblicizzati, s’interrompono le narrazioni coltivate dal marketing. Cadono le Amministrazioni; restano accovacciate per terra le grandi famiglie industriali del Paese. La vecchia Italsider è come una lavatrice: sciacqua la coscienza, centrifuga le idee. Le buone pratiche. Le istanze ultime della Storia che raccolgono – e plasmano – ciò che Hegel chiamava volksgeist, lo spirito del popolo. Ci saremmo attesi di più da Decaro sulle vicende del siderurgico, specie dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano. Un coraggio riformista che si fa fatica ad intravedere. Una scelta definitiva invece del solito passo claudicante, incerto. Prendersela con i commissari per un piano di decarbonizzazione presentato senza il coinvolgimento della Regione è prassi spacciata per merito. Contenitore nel quale si fa fatica a trovare contenuti. Debolezze diverse che si sommano invece che annullarsi a vicenda. Strappi qualche titolo sui giornali, ma non guadagni la luce in fondo al tunnel.
Ci saremmo attesi di più dal Decaro presidente della Commissione ENVI in Europa. Da quella postazione, spostatosi dall’Adriatico di ‘Pane e Pomodoro’ al cuore del Vecchio Continente, avrebbe potuto fare molto per i tarantini. Per il drago di acciaio che inquina e uccide. In barba ai diritti, al diritto. La Decar(o)bonizzazione è, invece, soltanto tempo che prende altro tempo. Un piatto di orecchiette alle cime di rapa accada quel che accada…


