I fischi a Meloni. I fischi a Bitetti. I fischi a Berlinguer al congresso del Psi. Il fischio, come l’applauso, è impennata umorale. Coprire il fischio con i fischi denota un arretramento democratico
Fischiare i fischi è demenziale. Denota debolezza. Arretramento democratico. Il fischio è come l’applauso: parte all’improvviso. Ti sorprende sul più bello. Si nutre di passioni; d’impennate umorali. E’ trasversale perché combatte il partito preso, l’ideologia costituita. E’ suono che ci parla. Che ci spiega. Che ci avverte. Nella fenomenologia del fischio, dei fischi dell’altra sera in uno Iacovone assurto a miglior impianto calcistico del Mezzogiorno, non rilevati nella diretta Rai per ossequio verso il potere, insiste una domanda. Perché i tarantini non avrebbero dovuto fischiare la premier (pochi o molti che siano stati a farlo, alla fine, conta relativamente; l’applausometro del fischio lo lasciamo volentieri ai parrucconi ritiratisi in quel grande cimitero delle idee rappresentato dai social)?
Una che ha impiegato un’intera legislatura per mettere piede nella città con la più grave crisi industriale del Paese. Una che neanche quando arrivava nella masseria di Bruno Vespa a Manduria, tra bottiglie di vino e fiaschi di olio, avvertiva la necessità di spostarsi di soli 30 chilometri più in là. Per una visita istituzionale nella seconda realtà urbana della Puglia. Una che ha individuato nel ministro Urso, la competenza fatta persona!, colui a cui affidare il dossier Ilva. Una che non solo non ha chiuso lo stabilimento che inquina e ammazza, ma non ha saputo neanche tenerlo aperto. Una che ha consegnato il Porto, la più importante infrastruttura che si abbia in loco, a chi ha la patente nautica. Una che si lascia rappresentare a Taranto da una classe dirigente sconfitta, allegramente perdente, che amoreggia con la sinistra. Una così, siete proprio sicuri non meritasse qualche fischio? Giusto qualcuno?
Ma, il fischio, che non è tale se non si prende qualche rischio, ha una natura doppia. Non colpisce – e accarezza – mai uno, una soltanto. I tarantini hanno fischiato anche Bitetti, il sindaco eletto solo un anno fa. Perché? Perche non si riconoscono nella sua (in)azione amministrativa. Negli incarichi dispensati nella squadra di governo. Nella composizione scomposizione di gruppi consiliari in Consiglio comunale. Nella comunicazione da sotto la risata niente. Nella progettualità, nella visione che neanche se si dovesse andare al cinema, per dirla con le parole di Max Weber, si riuscirebbe ad avere. Anche Enrico Berlinguer venne fischiato nel congresso nazionale del Psi a Verona. Craxi, dal palco, precisò: “Non si fischia la persona, ma una certa politica. Una lettura superata dei problemi italiani”. E, ribatté subito dopo, “io non ho fischiato solo perché non so fischiare”. Neanche noi abbiamo fischiato l’altra sera Meloni e Bitetti. Solo perché non sappiamo fischiare.


