La campagna social di Kyma Mobilità “spacca” la maggioranza a Palazzo di Città. Chi è l’autore o l’autrice dello spot? L’addetto stampa della municipalizzata? Esiste una questione morale nella politica cittadina? Stiamo attenti a non trasformare la scorrettezza verbale in una cifra identitaria
La macchina sospesa a mezz’aria con una gru, la scritta “E in centro? Soluzioni?” e, in fondo, la risposta ironica: “Non parcheggerai per aria”. È la trovata grafica nata nel circuito della satira social per ironizzare sulle difficoltà di parcheggio legate ai Giochi del Mediterraneo, approdata ora anche sui canali istituzionali.
La campagna sarebbe stata ripresa nell’ambito della comunicazione di Kyma Mobilità, società partecipata dal Comune di Taranto, con intento ironico rispetto alle polemiche sulla sosta e sulla mobilità cittadina. Una scelta che, tuttavia, ha prodotto l’effetto opposto, aprendo un caso sulla natura e sull’opportunità della comunicazione pubblica.
Il tema dei parcheggi, del resto, è da settimane al centro dell’organizzazione dei Giochi. Il Comune aveva già dedicato un tavolo operativo alla mobilità, annunciando nuove aree di sosta e hub di interscambio, mentre Kyma Mobilità aveva presentato un piano straordinario con quattro nodi, navette ogni venti minuti e il potenziamento dei collegamenti Park&Ride verso il centro. Ma che comunque non avrebbe nei fatti arginato la falla.
L’approccio comunicativo dai contorni grotteschi non sarebbe però stato apprezzato, finendo per alimentare perplessità e malumori tra i gruppi consiliari.
A storcere il naso sembrerebbe essere stata la stessa presidente della Commissione Affari Generali, Patrizia Mignolo, che non avrebbe ritenuto la verve comunicativa una scelta condivisibile e palesando il dissenso in una chat di maggioranza. L’esponente politica avrebbe espresso forti dubbi sull’opportunità di utilizzare un’immagine di questo tipo sui canali riconducibili all’istituzione, facendosi interprete del risentimento espresso da diversi componenti dei gruppi consiliari. La Commissione starebbe ora predisponendo una richiesta a Kyma Mobilità per l’immediata eliminazione del post, ritenuto non coerente con la linea di comunicazione istituzionale.
Posizione condivisa pubblicamente dal consigliere comunale Luca Contrario, intervenuto sulla pagina Facebook di Kyma Mobilità. “Trovo questa comunicazione non adatta a favorire un rapporto di condivisione e collaborazione con la cittadinanza”, ha scritto, chiedendo di “rivederla immediatamente” perché “inadeguata ad una comunicazione ufficiale“.
A unirsi alle contestazioni ci sarebbe anche Gianni Tartaglia. Il consigliere comunale ha definito la comunicazione “errata, inopportuna e a tratti offensiva“, prendendo le distanze dall’iniziativa “tanto nella veste di cittadino quanto in quella istituzionale”.
Critiche sollevate anche dal deputato di FdI Dario Iaia, il quale ha parlato di “cattivo gusto” osservando come “dietro una battuta sui parcheggi, vi siano le difficoltà quotidiane di cittadini, famiglie, commercianti, artigiani, persone con disabilità e anziani”.
La satira che ravvisa negli equivoci e nei rovesciamenti, il proprio senso, non ha ottenuto il consenso sperato. L’idea di base, laddove il potere prende in giro se stesso e restituisce la pariglia, ha finito per essere un clamoroso autogol.
Prendere in prestito la battuta dal proprio caricaturista, arruolandola nella comunicazione della partecipata ha innescato infatti un cortocircuito curioso e un po’ beffardo, lasciando emergere l’alienazione di una certa politica migrata dai social a contesti di maggiore rigore.
Difficoltà reali di accesso e di sosta nel cuore della città durante una manifestazione che ha richiesto un articolato piano di mobilità, denunciate dai cittadini a più riprese. (Aspetto rilevato anche dal presidente di Adoc Taranto, Domenico Votano e apparso su CosmoPolis).
Un riscontro arriverebbe dallo stesso comparto della ristorazione. Alcuni esercenti hanno evidenziato come il pienone registrato dalle strutture ricettive non abbia trovato un corrispettivo nei loro locali. Le restrizioni alla circolazione e le difficoltà di raggiungere il centro hanno finito infatti, per scoraggiare l’afflusso della clientela, segnando una contraddizione palese, una città che accoglie atleti e visitatori ma stenta a condurli fin dentro il proprio tessuto commerciale.
La campagna con intento dissacratorio da parte dell’Ente, risentirebbe dunque di una scollatura evidente con le medesime voci che dal territorio, raccontano un’altra verità. L’appeal resta comunque fuorviante in un frangente di massima esposizione mediatica. Palazzo di Città punta a riabilitare il servizio, notoriamente disfunzionale, ed ora, ancor più problematico a fronte di una pressione straordinaria non facile da gestire.
Chi sarebbe l’artefice della “ganzata”? Sul tema è necessario soffermarsi. Giusto un attimo. Ciò che forse si evidenzia è una questione morale che vedrebbe affidare campagne social a chi, non avendo titoli, avrebbe dovuto procurarsene in tutta fretta e a cifre non proprio irrisorie, (si parla di 8.500 euro per appena due settimane di attività).
Operazioni che andrebbero a foraggiare quella quota muscolare e ad altissimo indice di disagio, abituata a restituire contenuti demenziali e ad impatto emotivo, ma di certo utili per fabbricare consenso o creare dissenso laddove serve.
Esiste forse in questa città, un sistema impegnato nel delegittimare scientemente una certa informazione critica, con il solo scopo di tutelare interessi personalistici e un potentato ormai a corto di audience. Denutrito e malarico. Un sistema che sposa modeste ambizioni e conferisce ruoli, con risultati deludenti. E che punta a “trasformare la scorrettezza verbale e scritta in cifra politica e in uno strumento identitario, quell’anonima violenza al riparo dei social”, per dirla con le parole di Ezio Mauro.
Nel frattempo lo spot, malgrado le obiezioni di politica e cittadini, non è stato rimosso. Anche questo sintomatico di una certa ignavia amministrativa.



