L’associazione interviene dopo l’annuncio della Regione Puglia di costituirsi dinanzi alla Corte d’Appello di Milano, in vista dell’udienza del 9 settembre, nei procedimenti ex art. 373 del Codice di procedura civile promossi da Ilva e Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria per bloccare la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva. Riportiamo integralmente la nota
“Una mezza paginetta! A questo si riduce l’intervento della Regione Puglia in vista dell’udienza del prossimo 9 settembre davanti alla Corte di Appello di Milano.
Poche righe per rimettersi alle valutazioni della Corte, anziché opporsi vigorosamente con noi alla sospensione della sospensione cautelare. Il riferimento alla decarbonizzazione nulla c’entra in questa fase dove la Corte può decidere solo se sospendere o meno il proprio provvedimento sospensivo del 27 luglio.
Rispetto all’atto di intervento ad adiuvandum, che sposava in toto le richieste degli undici ricorrenti dell’associazione Genitori tarantini, sembra una giravolta inspiegabile, oppure un comportamento alla Ponzio Pilato.
Decaro potrà anche lavarsi le mani, ma deve sapere che l’acqua in cui le sciacquerà non è pura, pensando alle decine di migliaia di cittadini e lavoratori stroncati o danneggiati dalle emissioni tossiche.
Non basta rimettersi alla Corte, occorre cercare di influenzarne a favore del popolo tarantino la valutazione ed è per questo che chiediamo a Decaro di mandare ancora i propri legali, come nella precedente udienza, a difendere le nostre ragioni.”



