Dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano, Rizzo Striano chiede risarcimenti e garanzie per i lavoratori. Amenduni: “La salute viene prima della produzione”
Gli avvocati Maurizio Rizzo Striano e Ascanio Amenduni, che hanno assistito l’Associazione Genitori Tarantini nel ricorso per la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, commentano la decisione della Corte d’Appello di Milano di rigettare il ricorso presentato dai commissari straordinari dello stabilimento tarantino e da Acciaierie d’Italia.
Per Rizzo Striano, la decisione segna una svolta e impone ora di affrontare il tema delle conseguenze occupazionali e della tutela dei lavoratori. “Non può essere lasciato nelle mani di questo Governo, che le ha tentate tutte per eludere la sentenza della Corte di Giustizia Europea, senza uno straccio di proposta alternativa a morte e malattie, né può essere lasciato nelle mani del PD e dei sindacalisti di CGIL, CISL, UIL e USB, che sono stati i veri sconfitti con la decisione odierna della Corte d’Appello di Milano, che ha respinto la richiesta di sospensiva che proprio loro hanno sollecitato ancor più del Governo. – Afferma – Credo che ci sarà una resa dei conti fra gli iscritti ed i rappresentanti di vertice, tuttavia non tale da defenestrarli e voltare pagina. I vari Decaro, Bitetti e segretari dei sindacati rimarranno al loro posto. Sta a noi ed alla cittadinanza attiva contrastarli sul piano politico”.
Secondo il legale, la fase giudiziaria dovrebbe ora lasciare spazio a una nuova stagione politica, con particolare attenzione ai lavoratori dello stabilimento. “L’epoca delle cause è finita, deve iniziare una fase nuova. Ancor prima, però, bisogna pensare alle vittime incolpevoli di lor signori delle tessere e clientele varie, e cioè ai lavoratori che perderanno il posto”, prosegue.
Rizzo Striano punta quindi il dito sulle responsabilità di chi, a suo giudizio, avrebbe esposto i lavoratori a condizioni ambientali pericolose. “La responsabilità civile ed amministrativa di ministri e funzionari che dolosamente o con colpa grave hanno esposto i dipendenti a lavorare in un ambiente tossico è enorme e di essa dovrà risponderne lo Stato”.
“Per evitare conseguenze anche di natura personale, questa volta i suddetti tizi dovrebbero essere in prima fila per fare approvare una legge ad hoc che risarcisca i lavoratori e che assicuri loro un futuro dignitoso. – Conclude il legale – In mancanza saranno chiamati a risponderne personalmente e direttamente. Questo e non altro dovrebbero chiedere i sindacalisti, se rimane loro un barlume di idea di cosa significhi dignità dei lavoratori. Abbandonino il fantasma della decarbonizzazione e pensino ai diritti lesi di chi, sinora indegnamente, hanno rappresentato”.
Più positivo il commento dell’avvocato Ascanio Amenduni, che, come riportato dall’Ansa, sottolinea la reazione dei suoi assistiti alla decisione della Corte.
“Il verdetto ha riempito di gioia i miei assistiti, che si sentono liberati da un incubo. La salute umana viene prima delle esigenze della produzione. Tutta la città da fine ottobre potrà respirare un’aria diversa, priva delle emissioni nocive e di sostanze inquinanti.
Si potrebbe dire ‘miracolo a Milano’ – aggiunge il legale – però questo verdetto finale della Corte d’Appello milanese rappresenta il coronamento di un percorso, che ha visto già la Corte di giustizia dell’Ue aderire alla tesi che la salute umana viene prima delle esigenze della produzione”.



