Lo ha detto al Messaggero il presidente di Federacciai, parlando dell’ex Ilva di Taranto, dopo che la Corte d’Appello di Milano ha confermato lo stop dell’area a caldo, respingendo larichiesta di sospensiva
“Il paradosso è che mentre in Italia
si chiudono tre altiforni capaci di produrre acciaio di alta qualità in Europa se ne stanno riaprendo tre o quattro dimostrando come, nonostante le affermazioni di principio, in Europa non esistano regole uguali per tutti”. Lo ha detto al Messaggero Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, parlando dell’ex Ilva di Taranto, dopo che la Corte d’Appello di Milano ha confermato lo stop dell’area a caldo, respingendo la
richiesta di sospensiva.
“La chiusura dell’area a caldo, che avviene dopo ingentissimi interventi di ambientalizzazione operati negli ultimi anni dalle amministrazioni straordinarie, priva l’Italia dell’ultima produzione di acciaio a ciclo integrale e avrà conseguenze gravi e importanti sotto il profilo occupazionale”, aggiunge Gozzi.
In conclusione, il presidente di Federacciai sottolinea che “la cordata italiana sta impegnandosi seriamente in un contesto difficile come quello di Taranto per cercare di mantenere una produzione siderurgica di cui l’Italia ha bisogno” e “la conferma in appello dell’ordinanza che chiude l’area caldo di Taranto spiega la ragione per la quale la cordata dei siderurgici italiani ha fatto una manifestazione di interesse soltanto per i treni di laminazione e le verticalizzazioni a
freddo”. (Fonte Ansa Puglia)


