L’asimmetria del servizio pubblico televisivo. Le tragedie di Taranto vanno raccontate in prima serata. I suoi successi, la cerimonia di chiusura dei Giochi del Mediterraneo, possono destinarsi a Rai Sport. Esiste, con molta probabilità, una ‘Questione meridionale” anche nel telecomando di casa
Viva la Rai! Il servizio pubblico che veicola informazione in modo privatistico, alla stregua di una qualsiasi tv commerciale. Utilizzando un’asimmetria di giudizio nel costruire i propri palinsesti. Un’ambivalenza di proposta televisiva. I tarantini ne sanno qualcosa. Pagano il canone per i fumi dell’Ilva da trasmettere a reti unificate. Per la tragedia che fa ascolti. Per il lavoro che latita nel Sud a Sud del Mondo. Nel Mezzogiorno che si fa Mezzanotte, l’inchiesta si svincola dal genere giornalistico. Diviene generalità, assenza d’idee, riproposizione a buon mercato dei soliti cliché. Ma, per quel che concerne la cerimonia di chiusura dei Giochi del Mediterraneo, lo scorso 3 settembre, la diretta della manifestazione ha dovuto accontentarsi di Rai Sport. No di Rai 1. No di Rai 2. E neanche di Rai 3.
Taranto quando splende, quando cambia passo, quando offre un’immagine positiva di sé, può essere retrocessa benissimo in uno qualsiasi dei 15 canali di Mamma Rai. La sconfitta, qualsiasi essa sia alla fine, si racconta in prima serata. Le vittorie, i successi, finiscono in culo alle scalette. Esiste una ‘Questione Meridionale’, evidentemente, anche nel telecomando di casa. Nello zapping delle emozioni. Nella rappresentazione della realtà. Con la sinistra. Con la destra. Con Meloni. Con Mellone. Il pensiero conservatore all’anguria domina lo storytelling. Tutto (in) chiaro. Con il medesimo “canone” di valutazione.
Taranto è l’Ilva, ma non solo l’Ilva. E’ la più mediterranea città italiana. Ma al Paese, alle sue (presunte) agenzie educative, al sistema televisivo pubblico, allontanarsi dal solito canovaccio costa fatica. Non è remunerativo a sufficienza. L’Atleta di Taranto, ci riferiscono, è incazzato nero.


