Torna in campo Legends Global. La comunicazione riservata che il direttore generale del Comune, Marco Lesto, avrebbe fatto recapitare ai vertici della multinazionale americana nei giorni scorsi. E il project dei proprietari del Taranto calcio che convince sempre meno
La partita degli impianti: se Palazzo di città cerca Legends Global. C’è una lettera che, se confermata nei suoi contenuti e nelle sue finalità, potrebbe raccontare più di tante dichiarazioni ufficiali sullo stato dei rapporti tra il Comune di Taranto e i fratelli Ladisa.
Sarebbe una comunicazione riservata che il direttore generale del Comune, Marco Lesto, avrebbe fatto recapitare ai vertici di Legends Global, chiedendo di conoscere le reali intenzioni del gruppo rispetto a un possibile interessamento per alcuni degli impianti sportivi cittadini.
Il condizionale è d’obbligo, ma l’indiscrezione sarebbe concreta. E soprattutto sarebbe significativa. Perché se il Comune stesse realmente sondando un soggetto alternativo, mentre sul tavolo c’è la proposta da 82 milioni di euro avanzata dai fratelli Ladisa, proprietari del Taranto Calcio, qualche domanda diventerebbe inevitabile.
La prima: i rapporti tra Palazzo di Città e la proprietà rossoblù si sarebbero davvero incrinati? La seconda: il Comune starebbe cominciando a temere di non riuscire a trovare, per gli impianti realizzati o ristrutturati per i Giochi del Mediterraneo, soggetti in grado di assicurarne una gestione pluriennale economicamente sostenibile? Sono interrogativi che assumerebbero un peso ancora maggiore alla luce di quanto accaduto nelle ultime settimane.
Alla vigilia del ritorno del Taranto allo Iacovone, dopo quasi due anni di peregrinazioni, il Comune aveva ufficialmente precisato che gli impianti sportivi cittadini avrebbero dovuto continuare a essere utilizzati per le finalità per le quali erano stati realizzati, salvaguardandone la destinazione e la funzione pubblica.
Una presa di posizione che sarebbe sembrata anche una risposta, seppure indiretta, al progetto dei Ladisa: un PPP da 82 milioni destinato a cambiare profondamente il modello di utilizzo di una parte di quel patrimonio, trasformandolo in un polo con una marcata impronta imprenditoriale.
Poi, il 27 settembre, il ritorno allo Iacovone. Una giornata storica per Taranto. Il ritorno della squadra nella propria casa avrebbe dovuto rappresentare anche la celebrazione di una città che tornava a riappropriarsi del proprio stadio. E invece ci sarebbe stato un particolare impossibile da ignorare: l’assenza del sindaco Piero Bitetti. Non soltanto il primo cittadino non era in tribuna: il Comune, per quanto rilevato, non sarebbe stato rappresentato da alcuna figura istituzionale che ne avesse titolo. Un dettaglio, certo. Ma in quel momento anche un possibile segnale del clima che si sarebbe creato tra le parti.
Nei giorni successivi sarebbe emersa anche la questione della manutenzione del terreno di gioco. Comune, Struttura commissariale e proprietà del Taranto sarebbero rimasti alle prese con competenze, autorizzazioni e responsabilità. I Ladisa avrebbero interesse a garantire alla squadra un manto erboso all’altezza, sembrerebbe che inizialmente fosse stata presa in considerazione anche la possibilità di un loro intervento. Poi il passo indietro. Motivazioni logistiche e oggettive, ufficialmente. Ma il retroscena avrebbe inevitabilmente alimentato la sensazione di rapporti diventati meno semplici.
Ed è dentro questo quadro che la presunta iniziativa del direttore generale verso Legends Global assumerebbe un significato preciso. Perché il problema degli impianti non può essere rinviato all’infinito.
Il Comune dovrà trovare una formula per affidare per anni strutture che dovranno essere mantenute, utilizzate e soprattutto fatte vivere. Il rischio, altrimenti, sarebbe quello più volte evocato: costruire splendide cattedrali nel deserto, senza avere già individuato chi dovrà sostenerne i costi e garantirne la vita quotidiana.
La proposta Ladisa sarebbe dunque una possibilità, non necessariamente l’unica. E se Palazzo di Città avesse realmente deciso di verificare le intenzioni di Legends Global, significherebbe che l’amministrazione starebbe cercando di tenere aperta un’altra porta. Perché i tempi, adesso, sembrerebbero stringere.
Il sindaco Piero Bitetti avrebbe indicato un termine breve per una risposta ai Ladisa. I quali, secondo quanto trapelato negli ambienti più vicini alla proprietà, sarebbero fermi sulla loro posizione: l’operazione si farebbe soltanto alle loro condizioni.
È proprio qui che la partita potrebbe essersi complicata. Da una parte ci sarebbe chi ha messo sul tavolo un progetto imprenditoriale da oltre 80 milioni. Dall’altra l’Amministrazione che dovrebbe stabilire se quel progetto sia compatibile con l’interesse pubblico, con la destinazione degli impianti e con il futuro sportivo della città. E, nel mezzo, ci sarebbe un patrimonio pubblico che non deve diventare terreno di scontro.
La possibile lettera a Legends Global, dunque, potrebbe rappresentare molto più di un semplice sondaggio. Potrebbe essere il segnale che Palazzo di Città starebbe cercando una via d’uscita, un’alternativa, di fronte alla difficoltà di chiudere positivamente la partita con i Ladisa. Ma potrebbe anche essere il tentativo, prudente, di verificare che cosa ci sia sul mercato prima di assumere una decisione destinata a vincolare Taranto per molti anni.
La differenza non è marginale. Perché alla fine non dovrebbero vincere il Comune, i Ladisa, Legends Global o comunque altri soggetti eventualmente interessati. Deve vincere Taranto. E sarà questo, più dei rapporti personali, delle tensioni istituzionali e delle strategie imprenditoriali, il criterio con cui la città deve giudicare la soluzione che verrà scelta per lo Iacovone e per gli altri impianti.
Perché le partite continueranno. Il Taranto deve giocare allo Iacovone. E il conto, comunque vada, resterà alla città.


