Il consigliere: “La Puglia rafforzi la rete della cura e non lasci sole le persone nella sofferenza”
È stata presentata questa mattina, nella sala conferenze del Consiglio regionale della Puglia, la mia proposta di legge recante <<Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore nei luoghi di vita e di assistenza>>.
L’iniziativa – ha dichiarato il Consigliere Regionale Antonio Paolo Scalera, Segretario della Commissione Sanità – nasce dalla volontà di rafforzare e rendere più effettivo l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore nell’ambito della rete sanitaria e sociosanitaria pugliese, assicurando una presa in carico più tempestiva, integrata e vicina ai bisogni delle persone malate e delle loro famiglie. Il dibattito sul fine vita – ha proseguito Scalera – che in queste settimane ha occupato ampiamente il dibattito pubblico, non può esaurirsi nel confronto sulle proposte relative al suicidio medicalmente assistito.
Esiste un’altra parte, altrettanto importante, della responsabilità pubblica: fare in modo che una persona gravemente malata non sia lasciata sola davanti alla sofferenza e possa ricevere, sin dal momento in cui emerge il bisogno, tutte le cure e tutto il sostegno necessari. Una persona che soffre non ha bisogno soltanto di una risposta sanitaria, ma anche di qualcuno che riconosca il suo dolore, ascolti le sue paure, sostenga la sua famiglia e le garantisca la possibilità di vivere la malattia con la maggiore dignità e qualità di vita possibili.
Ho avuto il piacere e l’onore – ha rimarcato Scalera – di sottolinea Scalera – di condividere questa iniziativa con due amici e autorevoli rappresentanti di mondi diversi ma accomunati dalla cultura della cura, il dottor Mariano Bruni, Dirigente Medico dell’Hospice PTA di Mottola e specialista in Cure Palliative, e il professor don Michele Marco Quaranta, sacerdote e consulente ecclesiastico UCID della Diocesi di Castellaneta per il mondo cattolico. La loro presenza testimonia il carattere profondamente umano e interdisciplinare di questa proposta: perché prendersi cura significa certamente curare, ma significa anche accompagnare, ascoltare e non lasciare soli.
La Puglia, su questo terreno, ha già costruito qualcosa e la mia proposta di legge – ha evidenziato Scalera – non vuole sostituire ciò che in questi anni è stato fatto, ma rafforzarlo e renderlo più concreto ed efficace, soprattutto nei luoghi nei quali tante persone vivono e vengono assistite ogni giorno: il domicilio, le RSA e le altre strutture residenziali sociosanitarie, oltre naturalmente agli hospice e agli ospedali. C’è un punto che mi preme sottolineare con particolare forza – ha concluso Scalera – che questa proposta di legge non interviene sulla disciplina del fine vita e non introduce norme sul suicidio medicalmente assistito, ma si colloca nella tradizione filosofica ed etica occidentale che riconosce la dignità della persona e la pone al centro della cura e si inserisce, inoltre, nel solco dell’Esortazione dei Vescovi delle Chiese di Puglia “Per una cultura della cura e della dignità fino alla fine”. Tra l’accanimento e l’anticipazione della morte – ha ricordato Scalera – esiste uno spazio decisivo: quello della cura. È proprio in questo spazio che le istituzioni devono assumersi la responsabilità di costruire risposte concrete”.


