Fabio Greco chiede interventi urgenti per salvare le imprese e costruire nuove opportunità occupazionali. Nel mirino i ritardi nell’attuazione dei provvedimenti e la necessità di valorizzare le competenze del territorio
“Ci apprestiamo a vivere una nuova settimana all’insegna delle incertezze, delle attese mentre la mobilitazione di tutti i lavoratori dell’ex Ilva rappresenta solo la punta dell’iceberg di una situazione il cui controllo sembra essere sfuggito di mano. L’ho già detto e lo ribadisco: Taranto non si rassegna a diventare una città di ‘cassintegrati’. Così in una nota il presidente di Confapi Taranto Fabio Greco.
“Per Taranto servono soluzioni strutturali che le permettano di costruire il proprio futuro dando vita a quella diversificazione economica ed industriale di cui tutti parlano, ma che nessuno ha ancora messo in pratica. Inoltre, è bene chiarire che questo processo risulterà inutile se, in attesa della decisione della Suprema Corte sull’area a caldo, non si salveranno le imprese, se non si attueranno i decreti, se non si procederà con i pagamenti. – Sottolinea – Se non accade questo, tutto diventerà più difficile perché si rischia di perdere il know-how delle nostre imprese e dei nostri dipendenti. Intanto, noi abbiamo presentato un progetto che prevede il rilancio del territorio valorizzando, fra gli altri che abbiamo indicato, uno dei settori che hanno caratterizzato la nostra storia industriale: la cantieristica navale.”
La crisi dello stabilimento siderurgico non esaurirà i suoi effetti in un ambito circoscritto. Anzi, determinerà un impatto negativo su altri comparti della nostra economia ed è per questo che il presidente di Confapi Taranto, Fabio Greco, ricorda di aver proposto da mesi alternative valide ed in grado di creare nuove opportunità occupazionali.
“La nostra città vanta una grandissima tradizione che non può essere limitata. Il riferimento è alla realizzazione di navi. – Si legge nella nota – Al contrario di quanto accade a Genova, a La Spezia, qui a Taranto non se ne costruiscono più. E nessuno sa fornire una giustificazione plausibile. Eppure, abbiamo aziende estremamente competenti e qualificate che operano sul territorio. Ma poi, proprio a proposito di cantieristica, quello che non ci risulta chiaro è perché non si dà seguito a quanto detta l’articolo 8 del Decreto Energia per l’eolico offshore.
Questa norma prevede la creazione di un polo nazionale dedicato alla progettazione, produzione e assemblaggio non solo di piattaforme eoliche galleggianti e delle relative infrastrutture elettriche, ma fa riferimento anche alla cantieristica navale. – Sottolinea -Detto che è stato individuato fra i porti strategici per queste attività pure quello di Taranto, allora è naturale chiedersi perché non si procede tempestivamente con queste operazioni, tenuto conto proprio della grave crisi che sta interessando il territorio e dell’ormai imminente ridimensionamento dello stabilimento siderurgico.”
In altri termini, non basta stendere progetti e convertire decreti in leggi se poi questi restano sulla carta. Il tempo per rendere concrete le alternative alla monocultura siderurgica diventa sempre meno e c’è la necessità che dalla politica arrivino le risposte che tutti invocano.
“Come Confapi -prosegue il presidente Greco- abbiamo fornito la nostra più ampia disponibilità per accelerare il processo di transizione industriale e diversificazione economica. Noi siamo pronti, come dimostra il nostro ‘Progetto per Taranto’ e la cordata di imprese che abbiamo costituito da un paio di settimane. Ma è importante che ci siano dei riscontri da parte delle Istituzioni. Con l’auspicio che non siano come quello che ha comportato il taglio temporaneo dei fondi per l’eolico offshore.
Riteniamo che si debba fare in modo che Fincantieri valuti Taranto come strategica per la realizzazione di unità navali rafforzando nel contempo le attività manutentive delle stesse. -Conclude il massimo rappresentante dell’Associazione delle piccole e medie imprese tarantine- Ma oltre a questo sarà necessario, da un lato, costruire filiere territoriali solide, capaci di dialogare con i grandi player nazionali e internazionali e, dall’altro, fornire strumenti operativi alle imprese, dalla formazione alla digitalizzazione, dall’accesso ai fondi alla semplificazione amministrativa. Solo in questo modo Taranto può tornare ad essere artefice e protagonista del suo futuro.”


