Le due musiciste portano a Taranto il loro nuovo album, un lavoro che attraversa epoche e linguaggi musicali diversi nel segno della libertà creativa e della contaminazione
Due artiste accomunate dalla stessa passione per la musica e da una profonda sintonia artistica. Nasce da questo incontro il progetto “Con fuoco”, l’album che unisce la cantante Daniela Spalletta e la pianista Stefania Tallini e che sarà presentato al pubblico tarantino in occasione della sesta edizione del Map Festival. L’appuntamento è in programma sabato 6 giugno, nel roof garden di Palazzo Troilo, nell’ambito del tradizionale Breakfast Concert della rassegna.
Il titolo del disco, “Con fuoco”, richiama l’approccio delle due musiciste alla creazione artistica: passione, energia, intensità espressiva e una costante tensione verso la ricerca musicale. Un percorso condiviso che trova compimento in un lavoro capace di attraversare linguaggi e tradizioni differenti. Nel progetto, Spalletta e Tallini intrecciano infatti jazz, musica antica, repertorio cameristico, composizione contemporanea e tradizione popolare, dando vita a un dialogo sonoro aperto e dinamico. Elemento centrale del lavoro è l’improvvisazione, attraverso la quale i diversi materiali musicali vengono esplorati, trasformati e ricomposti.
Ne scaturisce un racconto musicale multiforme, in cui epoche, stili ed estetiche lontane tra loro si incontrano e dialogano in modo naturale. Un viaggio sonoro fatto di continui rimandi e suggestioni, capace di accompagnare il pubblico attraverso paesaggi musicali differenti, uniti da una coerente e raffinata visione artistica.
Due artiste e musiciste con percorsi diversi che hanno deciso di condividere un progetto comune. Come è nata la vostra collaborazione e cosa vi ha spinto a intraprendere questo percorso insieme?
Ci siamo incontrate la prima volta nel 2018, al Jazzit Fest, il festival itinerante organizzato da Luciano Vanni, che si proponeva proprio di creare formazioni inedite, con repertori originali appositamente composti per il festival. Sin da subito ci siamo accorte di una bella sintonia artistica, dovuta probabilmente ai nostri background artistici e accademici simili; e da lì, infatti, non trascorse molto tempo prima di incontrarci di nuovo.
Ad aprile avete pubblicato “Con fuoco”. Quali sono state le principali fonti di ispirazione del disco e quali temi o emozioni avete voluto raccontare attraverso questo lavoro?
Ci ha ispirato desiderio crescente di esplorare insieme i mondi musicali che più amiamo. Con Fuoco è un album che percepiamo come maturo, perché è arrivato lentamente, nel pieno di un intesa coltivata a lungo. E’ il risultato di un lungo lavoro di ricerca e introspezione, da un lato, e di esperienza sul campo, dall’altro. Consapevolmente, abbiamo scelto di attendere il momento giusto per entrare in studio e fotografare la nostra intesa artistica, nella quale sentiamo le nostre identità camminare insieme e completarsi, nelle affinità e nelle divergenze, guidate dallo stesso fuoco d’amore per la Musica, che ci lega in un vincolo di sorellanza artistica.
La copertina dell’album, firmata da Paolo Galletta, colpisce per la sua forza evocativa. Qual è il significato dell’immagine e in che modo dialoga con il contenuto del disco?
Paolo è un artista incredibile, con una capacità estremamente rara di osservare la realtà da prospettive sorprendenti e commoventi, e di creare una sintesi di grande impatto. La sua fotografia-dipinto, che abbiamo scelto come cover del disco, è piena di poesia e descrive e sintetizza magistralmente la “relazione” che intercorre nel nostro duo: siamo diverse e speculari, lontane e vicine, in un contesto che ha un tempo e uno spazio indefiniti.
Nel vostro repertorio convivono sonorità, tradizioni e influenze provenienti da culture differenti. Qual è stato il filo conduttore che ha permesso di tenere insieme queste diverse anime musicali?
Il desiderio di esprimere la nostra visione “inclusiva” degli stili e generi musicali, risultato un percorso meraviglioso, fatto di ricerca, studio e gioia. Entrare dentro la musica, immergersi nel repertorio e riemergere con un punto di vista personale, frutto di un dialogo fra le nostre identità, è sempre uno degli aspetti più belli e appassionanti del processo creativo.
Tra i brani del disco c’è “Alfonsina y el mar”, una composizione che richiama una figura femminile di grande fascino. Chi era Alfonsina Storni e perché avete scelto di dedicarle questo omaggio musicale?
Alfonsina Storni è stata una celebre poetessa, drammaturga e giornalista argentina, considerata una delle figure più importanti della letteratura latinoamericana del XX secolo, nota per la sua poetica femminista, sensibile e ribelle. La scelta di “Alfonsina y el mar” brano meraviglioso composto in suo omaggio da Ariel Ramírez su testo di Félix Luna è dipesa principalmente dalla potenza melodica e lirica di questo brano, un po’ una sintesi del pensiero che ci ha naturalmente guidato durante la selezione del repertorio. D’altro canto, la poetica di Alfonsina Storni, un intreccio di romanticismo, modernismo, avanguardia, pionieristica sui temi del femminismo latinoamericano, costituisce un’attualissima fonte di ispirazione artistica.
Il prossimo 6 giugno sarete protagoniste al Map Festival di Taranto. Che tipo di esperienza proporrete al pubblico e quali atmosfere caratterizzeranno il vostro concerto?
L’idea di esibirci all’interno del Map Festival e a Taranto, splendida città di mare e del nostro sud, ci metterà a disposizione ispirazione viva, a cui attingere per abbracciare il pubblico e raccontare con emozione la musica del nostro disco.


