venerdì 23 Febbraio 24

Papa Francesco: “Essere omosessuali non è un crimine”. Sì, ma nemmeno un peccato

Il pontefice si sbilancia ma non troppo, col solito rischio di sembrare troppo rivoluzionario per la Chiesa e poco deciso per la comunità Lgbtq+

Bene…ma non benissimo.

Essere omosessuali non è un crimine. Sì, ma è un peccato. Prima distinguiamo tra peccato e crimine. È peccato anche mancare di carità gli uni con gli altri“. Queste le parole di papa Bergoglio all’Associated Press, rilanciate in questi giorni dalle testate nazionali e mondiali.

Papa Francesco, insomma, si sbilancia ma non troppo, col solito rischio di sembrare troppo rivoluzionario per la Chiesa e poco deciso per la comunità Lgbtq+.

Ma prima di distinguere tra peccato e crimine occorre fare un passo indietro e distinguere tra Chiesa cattolica e Gesù di Nazareth.

Perché i due mondi, che nella mentalità comune dovrebbero de facto essere strettamente collegati, per certi versi non potrebbero essere più distanti.

Innanzitutto perché ricostruire la figura storica di Gesù è un’impresa a cui la filologia e la critica storica hanno dedicato secoli di scienza e metodo, arrivando, attraverso tecniche sempre più complesse e condivise, a ricreare un terreno sottilissimo in cui credenti e non credenti possano incontrarsi.

In questa stretta striscia è compreso quello che Gesù è storicamente stato e ciò che molto plausibilmente ha detto: tra chi lo ritiene “un ebreo marginale” (come recita il titolo della monumentale opera di J.P.Meier) e chi ne sottolinea l’aspetto volto al cambiamento sociale, c’è addirittura chi, come Mauro Pesce, afferma che “Gesù non sembra voler fondare un’organizzazione religiosa quale la Chiesa…non chiede di andare in un particolare luogo (o tempo) per incontrarlo, ma chiede che lo si incontri in qualsiasi tempo e luogo. La struttura itinerante, volontaria, interstiziale ci fa pensare che siamo lontani da un livello associativo di tipo istituzionale”. (A.Destro-M.Pesce, “L’Uomo Gesù. Luoghi, giorni, incontri di una vita”, Milano, Mondadori 2008).

In poche parole, Gesù non è tipo da starsene rinchiuso in un palazzo di marmo aspettando che i fedeli vengono a lui, ma cammina, va incontro alla gente, specie a prostitute che rischiano l’esecuzione, esattori delle tasse, lebbrosi, indemoniati: Gesù si circonda dei reietti, di coloro che la società addita come peccatori o rifiuta come “anomalia” e diversità.

In effetti, se vogliamo attenerci a quanto emerge dagli stessi Vangeli canonici dobbiamo soffermarci sull’immagine di un uomo che predicava un Dio inclusivo: l’attenzione al prossimo, il comandamento dell’amore, l’accoglienza, il perdono da esercitare “settanta volte sette”.

In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio” (Matteo 28, 31), si legge infatti in uno dei Vangeli canonici.

Papa Francesco si colloca nel mezzo: tra la volontà di abbattere gran parte delle discriminazioni imposte nei secoli dalla Chiesa e la necessità di non uscire eccessivamente dal ruolo istituzionale che gli spetta.

Troppo per la frangia più conservatrice e intransigente della Chiesa, troppo poco per chi aspetta una rottura radicale, anche all’interno della Chiesa stessa, dove sempre più sacerdoti e comunità chiedono l’abolizione di una visione esclusivista della fede.

Ma cosa afferma Gesù in tema di omosessualità? Nulla. Assolutamente nulla.

Si scaglia contro la pedofilia, in maniera feroce e decisa (“Chi invece scandalizza uno solo di questi piccoli c he credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino e fosse gettato negli abissi del mare”, Matteo, 18, 6), condanna la ricchezza materiale che allontana dall’amore di Dio ( “E’ più facile che un cammello, o meglio una gomena, passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel Regno dei Cieli”, sempre Matteo 19, 23-30) ma riguardo gli omosessuali non possiamo far risalire alla figura storica nessuna parola di condanna o giudizio.

Forse, semplicemente, non lo riteneva necessario.

Come si fa ad accogliere una persona omosessuale se si continua a definirla nel catechismo come «intrinsecamente disordinata», a prescindere dalla sua complessa storia umana e spirituale? – scriveva qualche anno fa il biblista Andrea Maggi – È così importante conoscere l’orientamento sessuale della persona? Gesù non sembra interessato a questa tematica”.

Tantomeno, verrebbe da aggiungere, sembra ritenerla “un peccato” di cui farsi perdonare.

Insomma, papa Francesco potrebbe essere sulla strada giusta, quando parla di una Chiesa che giudica meno e accoglie di più; ma a patto che l’inclusione dell’omosessualità non si riduca ad una concessione superficiale, bensì parta dall’assunto che non è necessario conoscere l’orientamento sessuale di un fedele per considerarlo “uguale agli altri figli di Dio”.

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