di Rosa Elenia Stravato
Un dibattito aperto tra incongruenze, dubbi e facili approssimazioni
In un’epoca segnata da relazioni fragili, sovraesposizione digitale e narrazioni spesso distorte dell’affettività, la scuola si trova al centro di una tensione sempre più evidente: educare o limitarsi a informare? Il nuovo provvedimento approvato dal Senato — con 78 voti favorevoli, 38 contrari e nessuna astensione — interviene proprio su questo terreno, introducendo l’obbligo del consenso informato scritto dei genitori per tutte le attività extracurriculari dedicate ai temi della sessualità e dell’affettività. La legge nasce con l’obiettivo dichiarato di rafforzare il rapporto tra scuola e famiglia, garantendo trasparenza e condivisione su contenuti ritenuti sensibili.
Tuttavia, nel suo impianto normativo emerge una questione più profonda: come rispondere all’urgenza educativa di accompagnare le nuove generazioni nella costruzione di una consapevolezza emotiva autentica, in un contesto sociale che spesso procede per eccessi e improvvisazioni? Quattro i pilastri della norma. Per le scuole secondarie di primo e secondo grado, il consenso informato diventa obbligatorio e senza deroghe. Le famiglie — o gli studenti maggiorenni — devono ricevere informazioni dettagliate su obiettivi, contenuti, materiali didattici ed eventuali esperti coinvolti. Solo dopo questa fase è possibile autorizzare la partecipazione. In caso contrario, la scuola è tenuta a garantire attività formative alternative.
Di segno opposto la scelta per infanzia e primaria, dove viene introdotto un divieto assoluto: i temi legati alla sessualità e all’affettività non potranno essere affrontati in alcuna forma. Una decisione che solleva interrogativi proprio rispetto alla necessità di iniziare precocemente un’educazione alle emozioni, al rispetto e alle relazioni. Il disegno di legge definisce con precisione le modalità di richiesta del consenso: le famiglie devono essere informate almeno sette giorni prima, con indicazioni puntuali su finalità, contenuti, modalità e presenza di esperti esterni. Anche i materiali didattici devono essere resi accessibili preventivamente. Se da un lato questa procedura rafforza la trasparenza, dall’altro rischia di trasformare un percorso educativo complesso in un passaggio burocratico, dove la firma sostituisce il dialogo e la responsabilità condivisa.
La norma impone alle scuole di non escludere gli studenti che non partecipano, ma di predisporre attività alternative. Una previsione che tutela formalmente il diritto allo studio, ma che potrebbe accentuare la frammentazione educativa all’interno delle classi, proprio su temi che richiederebbero invece un confronto comune e guidato. Il coinvolgimento di soggetti esterni viene regolato con maggiore rigidità: serviranno l’approvazione del collegio docenti e del consiglio di istituto, oltre alla presenza obbligatoria di un docente durante le attività con minorenni. Un tentativo di garantire qualità e coerenza, ma che pone anche il tema di chi sia davvero legittimato a educare all’affettività. Secondo il Ministro dell’Istruzione e del Merito, la legge non limita l’educazione affettiva, ma la inserisce stabilmente nei percorsi scolastici attraverso l’educazione civica e i programmi di scienze, introducendo anche novità come la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.
A pioggia son giunte pesanti le critiche delle opposizioni, che vedono nel provvedimento un rischio di arretramento culturale e una possibile compressione dell’autonomia scolastica, oltre a un intervento percepito come ideologico nella formazione delle coscienze. Resta, quindi, una questione spalancata; al di là delle posizioni politiche, il punto centrale resta irrisolto: in un tempo in cui i giovani sono esposti precocemente a contenuti, modelli e linguaggi spesso disordinati e contraddittori, l’educazione affettiva non può essere ridotta a un’opzione accessoria o a un terreno di scontro. La scuola, insieme alla famiglia, è chiamata a costruire spazi di consapevolezza, non solo di autorizzazione. Perché senza un’educazione profonda alle emozioni, al rispetto e alla relazione, ogni regolamentazione rischia di restare superficie, incapace di incidere davvero nella formazione delle persone.


