L’associazione di categoria denuncia lo scarso coinvolgimento del tessuto produttivo locale nei grandi investimenti legati ai Giochi del Mediterraneo, alle bonifiche e al CIS Taranto
Negli ultimi anni il territorio di Taranto è stato interessato da importanti investimenti pubblici legati alle opere per i Giochi del Mediterraneo, agli interventi di bonifica ambientale e al programma del CIS Taranto. Si tratta di opere rilevanti che lasceranno certamente nuove infrastrutture alla città. Tuttavia, dal punto di vista economico e produttivo, Confartigianato Taranto evidenzia come il bilancio per il tessuto imprenditoriale locale appaia molto più critico.
Gran parte di questi interventi, infatti, è stata realizzata con un coinvolgimento limitato delle imprese e della manodopera del territorio. Dal punto di vista economico il principio è chiaro: la crescita del PIL territoriale si produce dove viene generato il valore aggiunto, cioè dove operano le imprese, lavorano i dipendenti e si distribuiscono redditi e profitti. Quando appalti, lavorazioni e occupazione provengono prevalentemente da imprese e lavoratori di altri territori, una parte consistente della ricchezza generata dagli investimenti pubblici tende inevitabilmente a trasferirsi altrove.
Una “disgrazia colossale” per l’economia locale, una sorta di suicidio economico di cui però si parla poco. Eppure la capacità di muovere e riattivare l’economia del territorio rappresenta uno degli obiettivi principali dichiarati quando vengono programmati grandi investimenti infrastrutturali. Se il sistema produttivo locale non viene coinvolto nelle lavorazioni, nelle forniture e nell’occupazione, quell’obiettivo rischia di essere mancato proprio mentre gli investimenti vengono realizzati.
Secondo una stima elaborata da Confartigianato, considerando solo le opere per i Giochi del Mediterraneo, gli interventi di bonifica e le risorse già impegnate nell’ambito del CIS Taranto, il volume degli investimenti pubblici attivati negli ultimi anni nel territorio ionico supera complessivamente il miliardo di euro. Se una quota significativa delle lavorazioni fosse stata affidata alle imprese e alla manodopera del territorio, una parte rilevante di questo valore avrebbe potuto restare nell’economia locale.
In una valutazione prudente, la ricaduta economica diretta potenziale per il sistema produttivo locale potrebbe collocarsi tra 350 e 470 milioni di euro, con effetti ancora più ampi su PIL locale, occupazione e consumi. – Si legge nella nota – Va inoltre ricordato che il programma complessivo del CIS Taranto, che prevede interventi per oltre 1,5 miliardi di euro, non è ancora completato: una parte delle risorse è già impegnata mentre il piano dovrà essere portato a termine nei prossimi anni.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento di criticità: non è chiaro in quale misura le imprese impegnate nei lavori abbiano acquistato sul territorio materiali, attrezzature e forniture. Se anche queste componenti della filiera fossero state gestite fuori dal sistema economico locale, il territorio rischierebbe di aver perso ulteriori opportunità economiche.
Il risultato, secondo Confartigianato, è che Taranto si è trasformata in una terra di cantieri ma non di ricadute economiche, diventando di fatto terra di conquista e polmone economico per imprese forestiere, mentre il sistema produttivo locale è rimasto ai margini dei grandi lavori.
I risultati sono visibili anche nella vita economica della città: nonostante i numerosi cantieri aperti negli ultimi anni, non si registra un evidente aumento dei consumi, della ricchezza diffusa o dell’attività economica locale tale da far pensare che una parte significativa di questi investimenti sia rimasta nel circuito economico del territorio.
Per Confartigianato il paradosso è evidente: mentre a Taranto si costruiscono le opere, la ricchezza prodotta da quei cantieri continua troppo spesso a essere generata e distribuita altrove.
“È sicuramente una beffa gravissima. Le infrastrutture realizzate resteranno certamente al territorio, ma non possiamo accettare che una città che ospita cantieri per oltre un miliardo di euro resti ai margini delle ricadute economiche prodotte da quegli investimenti” – Dichiara Fabio Paolillo, segretario generale di Confartigianato Taranto – “Le infrastrutture devono rappresentare un motore di sviluppo anche per le imprese e per il lavoro locale. Se questo non è accaduto significa che, nel modo in cui sono stati programmati e gestiti questi investimenti, nel sistema degli appalti e nella costruzione delle filiere economiche, qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto per il territorio, anche a causa di errori e ritardi accumulati negli anni”.
Per il futuro, sottolinea l’associazione, diventa quindi indispensabile cambiare approccio: rafforzare l’aggregazione tra imprese locali, favorire nella costruzione dei bandi la partecipazione delle PMI del territorio, sostenere l’accesso alle certificazioni richieste dagli appalti pubblici, costruire filiere territoriali e garantire una maggiore presenza delle imprese locali nelle catene di subappalto e nelle forniture.
“A Taranto i cantieri si vedono ovunque, ma la ricchezza prodotta da quei cantieri continua troppo spesso a prendere la strada di altri territori. – Conclude – I cantieri sono sotto gli occhi di tutti, ma i benefici economici restano difficili da vedere nell’economia della città.”


