Così si presenta il capoluogo pugliese a poco più di due mesi dall’avvio dell’importante manifestazione internazionale. Sembra di stare a Beirut. A Damasco. Il nostro conflitto si chiama sciatteria amministrativa. Modestia delle locali classi dirigenti. L’insegnamento, disatteso, di Luigi Einaudi
Benvenuti a Taranto, la città dei Giochi del Mediterraneo. Con le sue strade dissestate. Con la sporcizia sui marciapiedi, ai bordi delle carreggiate. Con la puzza di piscio a riempirti i polmoni. E lo scirocco a bagnare i pensieri che resistono. Che trasudano rassegnazione e disincanto. Sembra Beirut. Sembra Damasco. Sembra un luogo di guerra, Taranto. Il nostro conflitto si chiama sciatteria. Impreparazione amministrativa. Una modestia non più tollerabile delle locali classi dirigenti. Gente che non studia. Che non legge. Che delibera, non memore dell’insegnamento di Luigi Einaudi, senza conoscere. A poco più di due mesi dall’avvio dei Giochi questa è la cartolina di noi stessi. Quella che restituiamo all’esterno. Quella che ci piangiamo ogni santo giorno attraversando la città. Vivendola oltre ogni limite immaginabile.
La Regione non assegna per intero le risorse finanziarie promesse, come scritto da CosmoPolis, e nessuno fiata. Un consigliere. L’assessore di stanza a Bari. Tutti muti sotto lo schermo istituzionale di Decaro. La lista del Comitato si riempie di nominativi a suon di centinaia di migliaia di euro. Per inciso: chissà quale sarà stato il parametro utilizzato da “Sport e Salute” per la scelta di questi insigni professionisti? Sarebbe interessante conoscerlo. Abbiamo chiesto l’elenco completo, ma tardano a fornircelo. Il sindaco nomina il Capo di Gabinetto. La Provincia l’aveva già nominato. I frati, insomma, sempre loro, sono ricchi. Il convento rimane povero. Dissestato. Molta ammuina, molte conferenze stampe che restituiscono l’ovvio, e poco altro. Il male delle nostre società non è il potere, ma l’alienazione. Benvenuti a Taranto.


