di Erasmo Venosi
L’avvio del secondo lotto dei lavori a Vicenza stravolge l’intero assetto urbanistico. Fatta la legge, trovato l’inganno
RFI ha comunicato ai vicentini l’avvio dei lavori del secondo lotto, ovvero l’attraversamento di Vicenza. Un progetto che, con le compensazioni ambientali, stravolge l’intero assetto urbanistico oggetto di pianificazione e valutazione ambientale strategica.
L’intera procedura italiana di TAV è fatta di difformità rispetto al quadro normativo vigente, derivato tra l’altro da norme e trattati comunitari. Mi torna alla mente la ricostruzione fatta di questa oscura vicenda procedurale del compianto Prof. Ing. Ivan Cicconi, già direttore generale dell’allora ministero dei lavori pubblici. Presidente di ITACA, l’osservatorio interregionale su appalti e opere pubblico, è stato il tecnico, a cui si rivolse uno degli uomini più autorevoli della socialdemocrazia italiana, il ferrarese più volte ministro dei trasporti Luigi Preti.
Fu questo ministro, a svelare l’affaire alta velocità. Luigi Preti coinvolse anche il responsabile economico della DC, il Prof. Andreatta. Preti avendo ascoltato autorevoli dirigenti Fs e docenti universitari di settore, scrisse nella lettera che l’opera sarebbe costata non meno di 100 miliardi di lire. Anche lui aveva sottostimato i costi considerato, che tra tracciato ferroviario, linee aeree con “corrente diversa“(2 * 25 KV c.a.), interessi passivi, materiale rotabile (gli ETR che potevano percorrere le nuove linee a corrente alternata e la linea storica Fi/Roma conosciuta come direttissima a corrente continua) derivati finanziari, saremmo arrivati a 100 miliardi di euro. Valore tra l’altro riportato nella proposta di legge presentata nel 2007 per l’istituzione di una “Commissione parlamentare d’inchiesta sul progetto TAV”: firmata da 50 parlamentari e 10 senatori.
Dalla Relazione alla proposta di legge si legge “Il costo del progetto presentato nel 1991 fu stimato e contrattualizzato con una cifra complessiva pari, secondo i dati ufficiali, a 14.153 milioni di euro. Tale costo comprendeva tratte, nodi, materiale rotabile, infrastrutture aeree, costi delle società e opere compensative (…) Come dire fatto pari a 100 il costo stimato e, contrattualizzato nel 1991, oggi (nel 2007 ndr) siamo a un costo stimato pari a 623”. Oggi nel 2025 siamo a 789.
Nella vicenda TAV c’è di tutto. Finanziamento privato al 60% rivelatosi fallace, figura di un general contractor atipico “progetta, realizza e sfrutta economicamente“. Anomalie queste superate nel 2006, quando il grande imbroglio fu svelato e la TAV dal 60% privata (non si erano mai visti i privati) diventò 100% pubblica.
Il progetto TAV ha fruito anche di 11 derivati, per un valore nozionale di 5 miliardi di euro. Derivati sottoscritti (da Infrastrutture Spa incaricata di finanziare TAV per aggirare i vincoli del Trattato di Maastricht) con UBS, JP Morgan, Depfa Bank e la defunta Lehman Brothers. Il grosso sottoscritto con JP Morgan. Dal 2006 al 2008 questi derivati fecero perdere 126 milioni di euro (fonte: Corte dei Conti).
Non sappiamo quanto ha perso, uno di questi derivati da un miliardo con scadenza 2026. Anche sul progetto AV, Sa/Rc, un sublotto assoggettato a varianti, che un ingegnere di Fs, senza competenze in proposito valutò “non sostanziali “ e costretto dall’azione dei cittadini sul MASE a farle considerare sostanziali e assoggettate a VIA.
Leggo di varianti a Vicenza sicuramente classificate “non sostanziali”, se si comunica l’inizio dei lavori. Interessante sarebbe valutate da chi? Coerenti con le norme che disciplinano le varianti? Infine cito la straordinaria vicenda delle concessioni TAV . Nel 2001 il governo osò imporre la gara europea sulle tratte dove non erano cominciati i lavori. I consorzi di costruzione impugnarono il decreto e il TAR del Lazio rinvio alla Cote di Giustizia UE . Avvocati della Corte conclusero che il diritto comunitario obbligava alle gare i contratti delle tratte, in costruzione affidati a trattativa privata non rispettavano il diritto comunitario. I consorzi conosciuto le conclusioni per essi negative Cepav 2, Iricav 2 e Cociv ,dichiararono di non essere più interessati alla sentenza e con l’incredibile assenso della Presidenza del Consiglio e di RFI , chiesero alla Corte di cancellare il pronunciamento.
I contratti dei consorzi erano salvi e i rapporti contrattuali potevano continuare, e i costi a crescere. Beffa finale: l’intera questione ritorna al TAR del Lazio che rinvia a un arbitraggio e per non farsi mancare nulla il presidente di quella sezione era stato consulente TAV , tanto che agli atti esiste una interrogazione parlamentare.
L’arbitrato si conclude con riconoscimento ai consorzi di una indennità per il tempo perduto a causa del procedimento presso il TAR. Iricav viene indennizzata, passando dal rischio di perdere la concessione a 11,2 milioni di euro di lodo arbitrale, dopo due anni firma l’Accordo per la progettazione definitiva Verona/Padova. A Cepav l’indennizzo di 44,2 milioni di euro, e altri svariati milioni a Cociv.
Questa vicenda è emblematica del potere trasversale delle lobby impermeabili al fatto che nel mondo il più alto rapporto debito pil dopo il Giappone lo ha l’Italia. Le regole, le norme , i trattati internazionali sono orpelli da eliminare e validi solo per la povera gente.
Il massimo si raggiunge a Vicenza: costo a Km oltre i 300 milioni di euro, opere compensative che stravolgono il piano urbanistico comunale già sottoposto a VAS, ma “chissenefrega del criterio DNSH”, presente nel Regolamento UE e finalizzato a rendere minima l’impronta del carbonio , per rispettare il comunitario Fit for 55. Totalmente ignorati. Altrettanto dicasi per la negazione del dibattito pubblico previsto dal codice appalti e la mancata istituzione dell’Osservatorio Ambientale , unico progetto nel Nord Italia a non averlo.



