Le opposizioni vogliono realmente sfiduciare il sindaco Melucci, dandosi appuntamento nello studio di un notaio? Intendono operare in tal senso fratellini e sorelline d’Italia, leghisti senza più alcuna Lega, populisti e urlatori sgraziati? Il momento della verità si avvicina, manca poco più di una settimana al 24 febbraio
La Giunta municipale di Taranto resta bloccata, avvitata su se stessa, incagliata nel pantano della politica locale e delle sue contraddizioni. Mancano ancora due tasselli da occupare. Due postazioni che andranno assegnate, bilanciate mediante la leva delle quote rose e della parità di genere. Castronovi scalpita da giorni perché abbia il suo ufficio e la sua targhetta da assessore fuori la porta. Fornaro, invece, non vuole saperne di sedere nel governo cittadino. Annusa furbescamente i pericoli, la caducità di un’esperienza istituzionale di fatto conclusa, espulsa dalla storia locale e dall’apprezzamento dei tarantini. Se non entrano entrambi alla fine, Castronovi e Fornaro s’intende, non entra nessuno. Da qui l’immobilismo che innervosisce, che indebolisce i deboli, che confonde i confusi.
Continuare così ha senso? Può Taranto permettersi un governo di minoranza in questo particolare frangente storico? Esiste uno spazio dignitoso tra l’amministrazione della cosa pubblica e la questua del numero legale nell’Aula consiliare? Fallita, com’era prevedibile, la sfiducia da tributare al sindaco in Consiglio comunale resta la sfiducia da ricercare nello studio di un notaio. Un fremito notarile responsabile in luogo del più noto rogito notarile. Serve, insomma, raccogliere – e raccogliersi – attorno alle sempiterne 17 firme della distruzione creatrice di schumpeteriana memoria. Farlo prima del prossimo 24 febbraio, ove possibile. Evitando, così, l’onta di un lungo commissariamento alla città. Vorranno operare in tal senso le opposizioni? In primis quelle di centrodestra: fratellini e sorelline d’Italia, leghisti senza più alcuna Lega, urlatori sgraziati e populisti in servizio permanente effettivo? Vorrebbe un tale epilogo il ministro Fitto, il vero mentore di Melucci?
Lucio Colletti, filosofo originale, politico modesto, sosteneva che portare la vacca della democrazia alla monta del toro fosse comunque un buon affare. Perché rende ogni uomo più grande del suo più grande errore.