Intervista a Emiliano Messina, consigliere comunale di Taranto. “L’Udc resta all’opposizione del governo Bitetti nella massima assise cittadina. A desta si gioca a perdere…”
Messina, per le consultazioni Provinciali, sarà candidato con la lista “Patto ionico riformisti ed europeisti”. L’Udc, il suo partito, si è spostato nel centrosinistra?
“L’Udc è un partito di centro, moderato. Appartenente alla grande tradizione del cattolicesimo italiano. Inclusivo più che incluso in questa o quella coalizione. E poi, le Province, sono enti di secondo livello…”.
Quindi?
“Non votano gli elettori, i cittadini, ma i sindaci e i consiglieri comunali”.
Questo lo sappiamo.
“ Si (ride, ndr), ci mancherebbe. Intendo dire che, per questo tipo di consultazioni, possono sperimentarsi nuove alleanze politiche. Un diverso schema di convergenze. Più concreto e programmatico. Senza rassegnarsi alla camicia di forza di un bipolarismo coatto. E poi, posso dirle una cosa?”.
Prego.
“Siamo stanchi d’immolarci ad un centrodestra che ha la vocazione per la sconfitta. Divisivo. Tentennante. Dal passo incerto. Abbiamo sperato sino all’ultimo che si potesse costruire una sola lista per le Provinciali del 14 giugno. Ma niente. Prima si è sfilata Forza Italia. A quel punto, Fratelli d’Italia e Lega, invece che trovare l’unità hanno deciso di correre ognuno per conto proprio. La sconfitta, in politica così come nella vita, è una possibilità. Un’evenienza. No una scelta studiata a tavolino”.
Lei in Consiglio comunale siede all’opposizione. In Provincia proverà a farsi eleggere nell’area di centrosinistra. Il prossimo passaggio sarà quello di sostenere la giunta Bitetti?
“Siamo – e restiamo – all’opposizione del governo Bitetti. Lo ripeto: assimilare Comune e Provincia, porre i due enti sullo stesso piano, lo considero un errore”.
Lei parla come se se ci fosse ancora la DC. Ma, il partito che fu di Aldo Moro, è scomparso dalla scena pubblica da oltre trent’anni.
“Noi siamo perché in Italia si attui, quanto prima, una riforma della legge elettorale. Una legge proporzionale, con il meccanismo delle preferenze. Che le grandi tradizioni culturali del secondo dopoguerra tornino a contare in questo Paese. Prima che politico, il nostro è un declino progettuale”.


