giovedì 20 Giugno 24

Burnout, ESAURI-MENTI da lavoro

di Francesca Leoci

Il tacco dello Stivale si posiziona come la nona Regione italiana per burnout. A Taranto, il 13,8% dei lavoratori soffre di problemi psicologici legati al lavoro

In una società perennemente di corsa, la gente si muove freneticamente tra impegni e scadenze, spesso senza riuscire a gestirli in maniera adeguata. Questo ritmo incessante, ripetuto giorno dopo giorno, per mesi – talvolta anni – può portare a un grave esaurimento psico-fisico. Si tratta del cosiddetto burnout, nonché un collasso emotivo ed energetico causato dal sovraccarico lavorativo che mette a rischio la salute mentale dell’individuo.

In Italia, i problemi psicologici legati al lavoro sono in aumento. In particolare, la Puglia risulta essere la nona regione per stress lavorativo nei primi mesi del 2024. Secondo gli ultimi dati di Unobravo – servizio di psicologia online – le richieste di supporto psicologico sono aumentate del 100% rispetto all’anno scorso. Nel 2023, il disagio psicologico legato al lavoro in Puglia è cresciuto del 128,3% rispetto all’anno precedente. Mentre nel 2024 c’è stato un ulteriore aumento del 100,6% rispetto allo stesso periodo del 2023, con il 28,1% dei pugliesi che cerca supporto psicologico per problemi lavorativi.

A livello provinciale, la maggior parte delle persone con problemi psicologici legati al lavoro si trova a Bari (38,8%), seguita da Lecce (17,1%), Taranto (13,8%), Foggia (11,4%), Brindisi (10,2%) e Barletta-Andria-Trani (8,7%).

Secondo l’analisi di Unobravo, sono soprattutto le donne a cercare supporto psicologico per problemi lavorativi, rappresentando il 64,1% del totale. La fascia d’età più colpita è quella tra i 25 e i 34 anni (66,5%), seguita da quella tra i 35 e i 44 anni (19,1%). Le fasce 45-60 anni, 18-24 e over 60 rappresentano meno dell’8% ciascuna.

Il burnout tra i lavoratori si manifesta solitamente con sentimenti come: irritabilità, depressione, ansia, apatia, nervosismo, inquietudine e demoralizzazione. Possono anche verificarsi sintomi fisici come mal di testa, disturbi del sonno, problemi gastrointestinali, dolori muscolari, arrivando persino ai cambiamenti nell’appetito. C’è da sottolineare infatti che il burnout diventa molte volte la causa principale di abitudini alimentari nocive, determinando il deterioramento della propria salute fisica.

Lo stress eccessivo porta spesso a rifugiarsi nel cibo spazzatura, ovvero quello ricco di zuccheri e grassi. Questo tipo di alimentazione può causare di conseguenza malattie come diabete, obesità, malattie cardiovascolari, Alzheimer e Parkinson. Non di minore importanza, poi, la dipendenza da zuccheri può causare cambiamenti comportamentali e neurochimici simili a quelli delle sostanze di abuso, danneggiando la salute fisica e mentale.

D’altra parte, chi cerca di mantenere un’alimentazione sana spesso si scontra con la mancanza di tempo. Secondo un’indagine di mUp Research per American Pistachio Growers – associazione no profit che unisce i coltivatori di pistacchi americani – meno di 3 pugliesi su 10 giudicano “corretta” la propria alimentazione sul lavoro. Sebbene la pausa pranzo sia fondamentale per il proprio benessere, molti lavoratori non riescono a sfruttarla adeguatamente.

Il fenomeno è spesso legato al caro-vita, che spinge molti pugliesi a lavorare in maniera ininterrotta portandosi il pranzo da casa, che viene spesso consumato davanti al computer. Il 13% degli intervistati dichiara di mangiare un panino veloce in piedi, mentre solo il 9% consuma il pasto lontano dalla postazione di lavoro.

Queste abitudini alimentari influenzano negativamente l’emotività dei lavoratori che, sotto pressione per le numerose richieste lavorative e palesemente con risorse fisiche e mentali limitate, rispondono in modo inefficace, riducendo significativamente la loro produttività e il loro benessere generale.

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