L’associazione lancia l’iniziativa “Pensiamoli artigiani. Sin da ragazzi” e invita famiglie, scuole e imprese a far conoscere ai giovani mestieri, competenze e opportunità per costruire il futuro di Taranto
In queste giornate d’estate, tra vacanze, pranzi in famiglia e momenti trascorsi insieme, può esserci anche spazio per raccontare un mestiere. È da questa idea che parte l’iniziativa “Pensiamoli artigiani. Sin da ragazzi”, con la quale Confartigianato Taranto invita famiglie, scuola, istituzioni e imprese a riportare il mondo dei mestieri al centro del percorso di orientamento dei più giovani. L’invito rivolto a bambini e ragazzi è semplice: fare domande. Chiedere ai propri genitori, nonni e parenti che lavoro fanno o hanno fatto, come hanno iniziato, dove hanno imparato, chi ha trasmesso loro le competenze, quale sia stato il primo stipendio, il primo errore o la prima soddisfazione.
Secondo Confartigianato, dietro ogni lavoro esiste una storia che merita di essere ascoltata. Che si tratti di un’attività in una fabbrica, in un laboratorio, in un’officina, in un negozio, in un cantiere, sul mare, in un’azienda o in un ufficio, conoscere da vicino il percorso di chi quel lavoro lo svolge ogni giorno può aiutare i ragazzi a scoprire realtà che spesso non hanno mai avuto occasione di conoscere. «Dedichiamo una piccola parte di queste giornate a raccontarci un mestiere – è l’invito dell’associazione –. E magari lasciamo per qualche ora da parte lo smartphone, ragazzi e adulti, per tornare a farci domande e ad ascoltare le risposte».
Confartigianato sottolinea come l’artigianato di oggi sia profondamente diverso da quello di ieri. Tecnologia e sapere manuale convivono quotidianamente nelle imprese, ma continuano a essere indispensabili competenze, esperienza, creatività, precisione e capacità di risolvere problemi. C’è però una difficoltà che le imprese incontrano sempre più spesso: il ricambio generazionale. Sono numerose le aziende che faticano a trovare giovani ai quali trasmettere mestieri e competenze. Ci sono imprenditori che cercano personale senza riuscire a trovarlo e artigiani prossimi alla pensione che non sanno a chi affidare anni di esperienza. Competenze preziose, quindi, rischiano di andare perdute.
Contemporaneamente, osserva Confartigianato, ci sono ragazzi chiamati a decidere il proprio futuro senza aver mai avuto l’opportunità di conoscere da vicino molti di quei lavori. «Qualcosa non funziona – evidenzia l’associazione –. Non possiamo aspettare che un ragazzo abbia diciotto o vent’anni per spiegargli che esistono mestieri e professioni dei quali, magari, nessuno gli ha mai parlato». Da qui la necessità di coinvolgere tutti: famiglia, scuola, istituzioni e associazioni di categoria. Un ruolo importante spetta anche agli adulti, che secondo Confartigianato devono aggiornare l’immagine di alcuni mestieri, superando vecchi stereotipi. Per decenni, a Taranto, il futuro professionale dei figli è stato associato soprattutto a un posto sicuro nel grande stabilimento siderurgico o nella Marina Militare. «Era la storia della città – sottolinea Confartigianato –. Oggi quella storia non basta più».
La trasformazione economica e sociale del territorio impone quindi di ampliare lo sguardo. Taranto, secondo l’associazione, non può più permettersi di far crescere le nuove generazioni guardando a un unico modello occupazionale. È necessario far conoscere ai ragazzi il mondo dei mestieri, dell’artigianato, del lavoro tecnico e dell’impresa. Non per decidere al loro posto, ma per consentire loro di scegliere con maggiore consapevolezza. «Per scegliere davvero bisogna conoscere», ribadisce Confartigianato.
Da qui anche la proposta di aprire le scuole ai mestieri e le imprese ai ragazzi, portando gli artigiani nelle classi e gli studenti nelle aziende, nei laboratori e nelle officine. L’obiettivo è mostrare concretamente cosa significhi imparare un mestiere, lavorare con le mani, con la testa e con le tecnologie. I ragazzi, sottolinea l’associazione, dovranno poi essere liberi di scegliere la propria strada. Ma devono avere davanti tutte le possibilità. Confartigianato invita, inoltre, a superare l’idea secondo cui un mestiere debba necessariamente essere tramandato così com’è. Un giovane può raccogliere un sapere costruito nel tempo, innovarlo attraverso le tecnologie contemporanee e trasformarlo in una nuova opportunità di impresa e di lavoro.
È questo, spiega l’associazione, il senso di “Pensiamoli artigiani. Sin da ragazzi”: non decidere per i giovani, ma fare in modo che l’artigianato sia tra le possibilità che conoscono realmente. Confartigianato Taranto annuncia quindi la volontà di fare la propria parte, aprendo le imprese ai giovani, raccontando come sono cambiati i mestieri e creando occasioni di incontro tra chi lavora oggi e chi domani dovrà scegliere il proprio futuro.
Allo stesso tempo, l’associazione rivolge un appello alla scuola e alle istituzioni affinché il mondo del lavoro e dei mestieri torni al centro dell’orientamento molto prima del momento in cui un ragazzo è chiamato a scegliere la propria strada.
«Il futuro dei mestieri non si costruisce quando un ragazzo deve cercare lavoro – sottolinea Confartigianato –. Si costruisce molto prima, quando scopre che quei mestieri esistono». Il tema si intreccia inevitabilmente con quello del futuro di Taranto. Per Confartigianato, la città non può pensare di costruire una nuova economia e, nello stesso tempo, perdere i propri giovani. Ai ragazzi, sottolinea l’associazione, devono essere offerte tutte le possibilità: studiare, conoscere il mondo, partire, fare esperienze e confrontarsi con realtà diverse. Ma devono essere create anche le condizioni perché possano tornare, restare, lavorare e fare impresa a Taranto, se lo desiderano.
«Una città che perde i propri giovani rischia di perdere anche una parte del proprio futuro», evidenzia Confartigianato. Allo stesso tempo, però, non può essere disperso il patrimonio di competenze costruito dalle generazioni precedenti. Il futuro della città, secondo l’associazione, passa anche dall’incontro tra queste due energie: l’esperienza di chi sa fare e la capacità dei giovani di innovare, cambiare e andare oltre. «Non chiediamo ai figli di fare il lavoro dei padri. Non chiediamo ai nipoti di ripetere la vita dei nonni – conclude Confartigianato –. Chiediamo qualcosa di molto più semplice: facciamo conoscere loro quello che sappiamo fare. Poi saranno loro a scegliere». E così, anche durante un pranzo di Ferragosto, sotto un ombrellone, in macchina o durante una serata in famiglia, l’invito è quello di fermarsi e raccontarsi un po’ di più. Ai ragazzi, soprattutto, Confartigianato rivolge una domanda da cui può partire un percorso: «Come hai imparato quello che sai fare? Da una domanda così semplice può nascere una storia. Può nascere anche il futuro di un ragazzo».



