di Rosa Surico
Da Lucera a Gravina in Puglia, passando per Taranto e Brindisi, viene fuori l’ immagine di una regione, la cui bellezza stenta a farsi riconoscere oltre i propri confini
Cristo si è fermato ad Eboli. Era il 1945 quando Carlo Levi, utilizza per la prima volta l’ espressione dei contadini lucani, per indicare che la civiltà si fosse fermata ad Eboli, in Campania.
Eboli rappresentava il confine geografico e culturale tra l’ arretratezza del Sud e la modernità, a salire, lungo tutto lo stivale.
È il 2026, per la Puglia nessun riconoscimento né per la cultura né per il mare. Sono passati 11 anni da quando il premio, fresco di nomina, avvenuto nel 2014, investe a pari merito, la città di Lecce con altre 4 città, da nord a sud.
Il neoeletto presidente regionale, Antonio Decaro, il 18 marzo scorso annuncia: “Non importa se il riconoscimento di Capitale della cultura italiana 2028 è andato ad un’altra città, per noi resta l’impegno e il gran lavoro fatto”.
La cittadina della provincia barese, che Federico II di Svevia, descriveva come “giardino di delizie”, e che elargiva “Grana dat et vina” , Gravina in Puglia, sarà Capitale della Cultura 2028 solo in Puglia appunto, non in Italia, dove aveva partecipato come candidata con il progetto “Radici al futuro”. Capitale italiana della Cultura 2028 é Ancona, con il progetto “Ancona, questo adesso“
Ancora una volta una Puglia che riconosce se stessa ma non viene riconosciuta fuori. É già avvenuto con il comune della provincia foggiana Lucera, nell’ anno in corso. A L’ Aquila ” città multiverso”, il riconoscimento culturale Nazionale, per il 2026. La famosa “Chiave di Puglia” , anche in questo caso, ha aperto e chiuso la porta di casa sua.
È interessante che il confine di bellezza e di cultura di quella che appare essere diventata la Eboli italiana, sia fissato anche a scendere l’ Italia. Una Puglia della cui bellezza e cultura non se ne parla come fosse la sentinella al de finibus terrae.
Capitale italiana della Cultura 2027 è Pordenone, che sbaraglia tra le altre, Brindisi, Alberobello e Gallipoli.
Questo l’ elenco delle Capitali italiane della Cultura dal 2014:
“2015: Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna, Siena
2016: Mantova
2017: Pistoia
2018: Palermo
2019: Non designata (é Matera la Capitale Europea della Cultura)
2020-2021, due anni consecutivi, Parma
2022: Procida
2023: Bergamo e Brescia
2024: Pesaro
2025: Agrigento
2026: L’Aquila
2027: Pordenone
2028: Ancona.
In un articolo di Angelo Argento, pubblicato sul web magazine Artribune lo scorso 21 aprile, viene fatta un’ analisi singolare e di tipo politico, sull’ elezione delle Capitali italiane della Cultura a partire dall’ inizio, e anche un appello specifico:
“Il procedimento di selezione della Capitale Italiana della Cultura si configura come una procedura comparativa ad alta discrezionalità tecnica. Non si tratta, però, di una scelta meramente simbolica. Alla città selezionata viene attribuito un contributo pubblico pari a 1 milione di euro, oltre a un rilevantissimo ritorno reputazionale e a un effetto leva su ulteriori risorse pubbliche e private.
Aggiunge che serve trasparenza: “Il processo per assegnare il titolo di Capitale Italiana della Cultura andrebbe ripensato nel modello. Le città selezionate risultano, tutte rispondere ad un criterio non scritto: sono amministrate da giunte politicamente riconducibili alla stessa area del Governo in carica che le ha scelte. Un esame delle edizioni dalla nascita del titolo lo conferma con una costanza che non è possibile liquidare come casuale. Ad esclusione di Bergamo e Brescia — caso del tutto eccezionale, sottratto alla procedura ordinaria per deliberazione parlamentare in ragione del tributo alle città più colpite dalla pandemia — tutte le altre Capitali selezionate con procedura ordinaria presentano un orientamento politico coincidente con quello del Governo in carica al momento della selezione: amministrazioni di centrosinistra quando il ministero era affidato a esponenti del centrosinistra, amministrazioni di centrodestra quando il Governo è cambiato..”
Discorso a parte merita un’ altra candidatura, quella a Capitale del mare, istituita proprio quest’ anno.
Il provvedimento, firmato dal ministro per la Protezione civile e le politiche del mare di concerto con il Ministero dell’Economia, “mira a promuovere una maggiore conoscenza dell’ambiente marino, la tutela della biodiversità, l’uso responsabile delle risorse e lo sviluppo dell’economia blu”
Dal 2026, il comune che otterrà il riconoscimento riceverà un milione di euro, per realizzare il programma di attività illustrato nella candidatura.
Le candidature dovranno includere un piano annuale di iniziative, interventi di valorizzazione del patrimonio marittimo, elementi di sostenibilità e obiettivi verificabili. Una commissione di cinque esperti indipendenti valuterà i progetti secondo criteri di coerenza, innovazione, capacità di collaborazione istituzionale e ricadute territoriali.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio quadro delle politiche nazionali ed europee dedicate alla tutela e allo sviluppo del mare, in linea con il Piano del mare 2023-2025 e con il Patto europeo per gli oceani. Il Comune premiato dovrà assicurare trasparenza nella gestione delle attività e presentare, a fine anno, un rapporto sui risultati ottenuti”.
Il primo riconoscimento è andato a Ravenna nel mese di marzo scorso. Il mare di Ravenna nella competizione ha sbaragliato quello di alte 50 città costiere tra cui Taranto, l’ unica città con due mari e Brindisi.
Anche per il mare la Puglia quindi, bagnata da due mari principali: il Mar Adriatico a est e il Mar Ionio a sud-ovest, con oltre 800 km di coste variegate tra scogliere, grotte e spiagge di sabbia fine il cui punto d’incontro geografico è il Canale d’Otranto, e si fonde a Santa Maria di Leuca, resta confinata entro il suo perimetro.
I contadini della Basilicata di un tempo, increduli, dopo l’ elezione di Matera capitale della Cultura europea del 2019 e Matera Capitale Mediterranea 2026 della cultura, eletta in un ulteriore riconoscimento internazionale come crocevia di popoli e culture del Mediterraneo, farebbero un appello accorato al presidente della Regione Puglia Antonio Decaro: “Antonio, intercedi tu.Cristo non si è fermato più in Campania, men che mai in Basilicata, non stia fermo in Puglia per il mare, la cultura e la bellezza. Il suo riconoscimento oltre i confini “importa”. Capitali a parte.



