La Gazzetta del Mezzogiorno riferisce che secondo i magistrati, durante il dibattimento sono emersi gli elementi che dimostrano che quegli atti sessuali non possono essere considerati abusi o violenze perché la vittima non ha mai dichiarato di essere stata obbligata
Gli atti sessuali con la ragazza disabile sui bus dell’Amat di Taranto ci sono stati, ma non è emersa la prova che la giovane sia stata costretta a subirli. È quanto riporta la Gazzetta del Mezzogiorno, secondo la sentenza con la quale il tribunale di Taranto ha assolto il 22 gennaio scorso otto autisti di Kyma Mobilità accusati di abusi sulla 20enne tra il 2018 e il 2019.
Nelle motivazioni depositate nelle scorse ore, il collegio presieduto dal giudice Elvia Di Roma, ha spiegato le ragioni che hanno portato a scagionare gli imputati. Secondo i magistrati, durante il dibattimento sono emersi gli elementi che dimostrano che quegli atti sessuali ci siano effettivamente stati, ma non possono essere considerati abusi o violenze perché la vittima non ha mai dichiarato di essere stata obbligata o quantomeno di aver espresso la sua contrarietà alle avances degli uomini. Nel suo racconto in aula, secondo i giudici la ragazza è “sovente apparsa in difficoltà rispetto alle domande che le parti le hanno posto, alle quali in molti casi ha esitato a rispondere, e talvolta non ha risposto affatto”. Anche la psicologa che ha redatto una delle consulenze, ascoltata nel processo ha dichiarato che dai racconti resi è emerso che “non era stata obbligata”. (Fonte Gazzetta del Mezzogiorno Taranto)



