di Rosa Surico
I due pesi e le due misure nelle reazioni da parte del mondo politico e non solo
Le morti sono tutte uguali ma alcune morti sono più uguali delle altre. Il celebre paradosso di George Orwell, nel suo libro “La fattoria”, veniva applicato al concetto di giustizia. Era, la sua, un’ amara e satirica presa di coscienza che il ceto sociale potesse creare disparità di trattamento dinanzi alla legge. O alla morte in questo caso, per differente colore della pelle.
Il brutale omicidio avvenuto a Taranto di Bakari Sakò, ci offre un’ istantanea che non può essere ignorata. Un uomo libero, regolare in Italia, incensurato, in attesa di iniziare un lavoro umile nei campi, viene accerchiato e ucciso da un branco di giovanissimi senza un’ apparente motivazione. Che la sua morte non fosse uguale alle altre è stato subito evidente. Molti commenti social nelle primissime ore del delitto, hanno continuato a colpire come fossero fendenti la memoria e l’ anima della vittima. Il processo alle streghe, o meglio al “nero” di turno ha subito switchato la sua posizione: da vittima indifesa, riversa in terra nel sangue e si scoprirà poi, anche nella probabile indifferenza di chi poteva intervenire e non l’ ha fatto, a quello di carnefice senza possibilità di appello perché “nero”. Ma il razzismo, dicono,qui non esiste.
Il silenzio di certe forze politiche sconvolge quella parte di Italia, non in malafede, che analizza e si fa domande. Oltre la destra, oltre la sinistra. Dal ministro Piantedosi che a due passi da Taranto sceglie di non stravolgere i suoi piani istituzionali, al primo ministro Meloni, a Matteo Salvini e tanti altri. Questo silenzio è assordante, è assenza totale delle istituzioni.
Modena. Sabato 16 maggio. Salim El Koudri, 31 anni, piomba sulla folla in centro, a 100kmh. Ferisce 8 pedoni e tenta di fuggire. Il 31enne viene accusato di strage ma in passato era stato sottoposto a cure psichiatriche. Il ministro Piantedosi parla subito di un accaduto maturato in una situazione di disagio. Il presidente Mattarella e il primo ministro Giorgia Meloni si recano in ospedale dalle vittime.
Il ministro Matteo Salvini fa di più. Monologa e soliloquia subito dai suoi canali social: “In troppe città italiane l’integrazione delle cosiddette “seconde generazioni” è fallita.Altro che “ius soli” o cittadinanze facili, bisogna proseguire con ancora più determinazione sulla strada di permessi di soggiorno revocabili in caso di reati gravi. Certe persone non sono assolutamente integrabili, inutile che per motivi ideologici qualcuno neghi la drammatica evidenza“.
È addirittura scontro tra La Lega e Forza Italia, per le parole di Salvini che rincara la dose: “Lo straniero che delinque va cacciato”. L’ attentatore però è italiano ricorda il ministro Tajani, è di origini straniere, regolare in Italia ed era stato già attenzionato dalle forze dell’ordine per problemi psichiatrici. Il sindaco di Modena interviene chiedendo di mettere fine allo sciacallaggio politico sul grave episodio che ha colpito la città.
Su Taranto, Matteo Salvini tace come gli altri. Nemmeno una parola, il ministro dei trasporti e delle infrastrutture che ha abituato gli italiani al suo eccentrico stile comunicativo, non pronuncia una parola su Taranto e non è stata Lilli Gruber a zittirlo dagli studi di LA7, quando alla domanda sul ritardo dei treni, il ministro parla della Famiglia del Bosco. Sulla morte di un uomo ammazzato per strada da minorenni, il ministro non offre la sua visione.
Allo specchio è l’ immagine di un’ Italia divisa e divisiva con il crescente clima di terrore che serpeggia contro lo straniero, il diverso. Sui social si solidarizza addirittura per i colpevoli di Taranto ma non sul probabile malato psichico di Modena. Nemmeno sugli eroi di Modena intervenuti che sono per lo più stranieri. È Una mela lucida questa Italia che il verme sta mangiando dall’ interno senza accorgersene.
È dis- livella social e sociale. Dinanzi a questi due assurdi fatti di cronaca a distanza di 8 giorni uno dall’ altro, non si possono nascondere i due pesi e le due misure utilizzati anche e soprattutto del mondo politico.
Nemmeno la morte a Taranto sembra essere livella.
Totò nella sua poesia sulla disparità di trattamento tuonerebbe: T’’o vvuo’ mettere ’ncapo… ’int’a cervella che staje malato ancora è fantasia?



