Sarebbero state proprio le organizzazioni a chiedere l’incontro per analizzare la delicata situazione dell’ex Ilva, con particolare attenzione alle difficoltà e alle prospettive delle imprese dell’indotto
Un confronto riservato, avvenuto nella hall dell’albergo in cui alloggiava il Ministro degli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione Tommaso Foti, ha riunito le principali associazioni datoriali del territorio: Confindustria, Aigi e Confartigianato. Secondo alcune indiscrezioni, sarebbero state proprio le organizzazioni a chiedere l’incontro per analizzare la delicata situazione dell’ex Ilva, con particolare attenzione alle difficoltà e alle prospettive delle imprese dell’indotto.
Il colloquio è durato circa un’ora e si è svolto in un clima informale, tra un caffè e un confronto diretto. Le associazioni hanno ribadito la propria posizione, prendendo le distanze dalla minoranza che, durante la cerimonia inaugurale dei Giochi, aveva contestato con fischi la premier Giorgia Meloni. Sul futuro della siderurgia tarantina, gli imprenditori hanno confermato la volontà di continuare a produrre acciaio a Taranto, ma attraverso un percorso di decarbonizzazione e di graduale riconversione degli impianti. Al centro della proposta ci sono la realizzazione del Dri, destinato alla produzione di preridotto, e l’introduzione dei forni elettrici.
La richiesta delle associazioni è però quella di accompagnare questa trasformazione senza arrivare, nel frattempo, a un blocco dell’area a caldo, come previsto dalla decisione della Corte d’Appello di Milano. Resta ora l’attesa per il confronto annunciato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per i primi giorni di settembre. Il tavolo dovrebbe essere coordinato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, insieme ai ministri competenti.
Nel frattempo, il presidente di Aigi, Convertino, ha rivolto un interrogativo diretto al sindaco Piero Bitetti: quale sarebbe la proposta alternativa concreta qualora, a ottobre, l’area a caldo dovesse effettivamente fermarsi? La domanda è chiara: esiste già un piano per il dopo Ilva? Per le imprese dell’indotto, il tempo delle attese e del silenzio sembra essere ormai arrivato al termine. (Crediti foto Sole 24 Ore)



