Le sigle sindacali sono state convocate, d’urgenza, a Palazzo Chigi dalla Premier Meloni all’indomani della decisione della Corte d’appello di Milano sullo stop dell’area a caldo del sito di Taranto
Il segretario generale della Fiom-Cgil, Michele De Palma è netto: “Corriamo un rischio industriale e sociale. Oggi auspico che la presidente del Consiglio sia presente, visto il rischio per 20mila lavoratrici e lavoratori”. Prosegue: “E’ una questione di sicurezza nazionale, il fatto che ci siano 20mila persone che rischiano il loro posto di lavoro. Prima di tutto vanno messi in garanzia i lavoratori diretti e dell’indotto e messo in garanzia il loro salario” ha dichiarato prima dell’incontro a Palazzo Chigi sull’ex Ilva, all’indomani della decisione della Corte d’appello di Milano sullo stop dell’area a caldo del sito di Taranto. Per De Palma, l’unica risposta e’ una garanzia da parte dello Stato e vuol dire, provare, se ci si riesce, salvaguardare l’industria del nostro Paese: “Quello che rischia di consumarsi e’ una deindustrializzazione del nostro paese, a partire dall’ex Ilva” ha aggiunto concluso.
Fim, invece, non permetterà che qualcuno si lavi le mani. “Se qualcuno alza le mani per arrendersi di fronte a un problema industriale, occupazionale, sociale, ambientale e sanitario, si sbaglia di grosso. Noi ci opporremo” Fim-Cisl, Ferdinando Uliano,Cosi’ il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, prima dell’incontro a Palazzo Chigi. “E’ fondamentale una soluzione industriale e che lo Stato costruisca le condizioni per produrre acciaio in Italia’, ha continuato Uliano, sottolineando che questo Governo ha ‘perso tempo”. Per il sindacato bisogna “evitare la chiusura dello stabilimento” di Taranto e “respingere la chiusura dell’area a caldo”, per questo “pretendiamo soluzioni e non accettiamo che ci si arrenda, scaricando la situazione sui lavoratori”.
Infine, per Davide Sperti segretario generale della UILM, la sentenza di Milano e’ un’ulteriore tegola: “Noi non discutiamo le sentenze, le sentenze si applicano. Noi vogliamo risposte dal Governo, e’ tempo di assumersi le responsabilita”. Lo ha detto prima dell’incontro a Palazzo Chigi. E proprio alla luce della decisione della Corte d’appello di Milano che impone lo stop dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto, entro 90 giorni, se non si risolveranno questioni legate alla presenza di amianto e alle emissioni, per Sperti, questo vuol dire che “bisogna trovare in tre mesi le soluzioni”. L’invito di UILM al Governo è di ‘non nascondersi dietro una sentenza, nel frattempo in questo tritacarne ci finiscono i lavoratori. (Fonte Borsa Italiana)



