Il sindacato contesta l’assenza di una strategia industriale e sollecita interventi straordinari per tutelare lavoratori diretti, appalti e Ilva in amministrazione straordinaria
L’annuncio del Governo sulla riperimetrazione della gara di Acciaierie d’Italia, dopo il provvedimento della Corte d’Appello di Milano che impone la sospensione entro 90 giorni delle attività dell’area a caldo di Taranto, rappresenta “una resa politica e industriale”. È la posizione espressa dall’USB al termine del tavolo convocato oggi sull’ex Ilva.
Secondo il sindacato, la scelta di concentrare la gara sugli impianti a freddo e sulle attività che potranno proseguire non è accompagnata da un vero progetto industriale. “Non è stato spiegato cosa si produrrà, con quali volumi, quali investimenti saranno garantiti e quale sarà il destino dei lavoratori”, evidenzia l’organizzazione.
Per USB non si tratta di una soluzione industriale, ma della gestione della progressiva dismissione del gruppo. Il sindacato sottolinea che la decisione della magistratura rappresenta soltanto l’ultimo atto di una vicenda segnata da “quattordici anni di errori, rinvii e scelte sbagliate” da parte della politica, aggiungendo che “la magistratura non può diventare l’alibi per giustificare l’assenza di una strategia nazionale sull’acciaio”.
Critiche anche alla linea seguita finora dal Governo. Secondo USB, fino a ieri l’Esecutivo sosteneva di avere una soluzione industriale pronta, mentre oggi attribuisce il cambio di scenario esclusivamente alla sentenza della Corte d’Appello. Una ricostruzione che, secondo il sindacato, conferma la fragilità del percorso intrapreso.
L’organizzazione denuncia inoltre il susseguirsi di ipotesi contrastanti e il confronto con investitori privati che, a suo dire, avrebbero già manifestato la volontà di non impiegare capitali propri. Nel frattempo, osserva USB, il peso delle incertezze continua a ricadere sui lavoratori diretti, sugli addetti degli appalti e sui dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria.
Per il sindacato, la riperimetrazione della gara rischia di tradursi nello spezzettamento del gruppo e nella rinuncia alla produzione primaria di acciaio in Italia. Da qui la richiesta di una scelta netta: la nazionalizzazione di Acciaierie d’Italia.
“L’obiettivo della nazionalizzazione – sostiene USB – è consentire allo Stato di assumere il controllo delle decisioni industriali, programmare gli interventi ambientali, garantire gli investimenti, difendere la produzione nazionale e tutelare l’occupazione”. A sostegno della propria posizione il sindacato richiama il caso del Regno Unito, dove il Governo è intervenuto direttamente per salvaguardare la capacità produttiva di British Steel.
USB chiede inoltre l’attivazione di strumenti straordinari di tutela per tutti i lavoratori, senza distinzioni tra dipendenti diretti, imprese dell’indotto e personale di Ilva in amministrazione straordinaria, con garanzie occupazionali, continuità salariale e misure in grado di accompagnare una reale transizione industriale e ambientale.
Nel caso in cui il Governo abbia scelto di chiudere definitivamente l’area a caldo di Taranto, prosegue il sindacato, “deve dichiararlo apertamente e assumersi la responsabilità politica, industriale e sociale di questa decisione”, prevedendo adeguate compensazioni per il territorio e per i lavoratori.
Al termine del confronto, il Governo ha proposto l’istituzione di un tavolo tecnico con i ministeri competenti, le organizzazioni sindacali, la Regione Puglia e il Comune di Taranto per definire un piano straordinario. Una proposta accolta favorevolmente da USB, che ritiene necessario approfondire gli effetti del provvedimento giudiziario, le prospettive produttive, gli investimenti e gli strumenti di tutela dell’occupazione.
L’apertura al confronto, precisa però il sindacato, non modifica la propria posizione di fondo. Per USB la nazionalizzazione resta “la condizione indispensabile” per garantire il controllo pubblico delle scelte industriali, la continuità della produzione siderurgica, gli investimenti ambientali e la salvaguardia dei livelli occupazionali. Il tavolo tecnico, conclude l’organizzazione, non dovrà limitarsi alla ricerca di nuovi investitori o alla gestione della fermata degli impianti, ma dovrà definire un piano pubblico per il rilancio della siderurgia italiana.



