Il presidente dell’associazione datoriale delle micro e piccole imprese pugliesi interviene sul tavolo svoltosi ieri a Roma presso il Mimit
Ieri si è decretata, in conseguenza del disposto del Tribunale di Milano, la fine dell’Acciaieria ex ILVA come impianto unico. Il Ministro URSO ha parlato di uno splitting con circa 17 iniziative singole sul tavolo per riscrivere la politica industriale di Taranto.
Resta drammatica la prospettiva occupazionale che vede circa 15.000 famiglie (30.000/35.000 persone su una popolazione di 185.000 abitanti) proiettate a restare senza lavoro. Una ecatombe sociale con ricadute disastrose sul sistema del commercio, dell’artigianato e dei servizi, settori già in forte crisi: “Premesso che dal nostro punto di vista una vita vale molto più di qualsiasi numero di occupazione, occorre guardare al futuro assicurando una transizione economica per i lavoratori. L’occasione però deve vedere la Città di Taranto, finalmente protagonista, nel decidere che futuro dare a questa Città ed ai nostri figli”.
Per Guacci in questa visione complessiva occorre stabilire una pianificazione economica settore per settore e, in un quadro complessivo, decidere una volta per tutte il futuro dell’acciaieria o di ciò che ne resta. Sicuramente con una impostazione assolutamente Green. Ancora, il presidente di UPALAP specifica che al Governo occorre chiedere una Legge Speciale per Taranto che contenga una NO TAX Area per le nuove idee imprenditoriali, i cui progetti siano agevolati in forma strettamente legata alla creazione di occupazione stabile, non solo agli interventi di splitting indicati oggi da Urso ma al piano di sviluppo complessivo disegnato per la Città. “L’idea della No Tax Area – prosegue – e della Legge Speciale per Taranto è una idea proposta anche da Massimo Ferrarese. Lo schema della Legge Speciale dovrebbe attribuire ad uno o ad una equipe di Commissari Straordinari (schema Giochi o Napoli epoca Martusciello) i poteri per fare ciò che negli ultimi 20 anni la politica locale non è riuscita a fare. No a scelte calate da Roma o, peggio, da Bari. No a provvedimenti di elemosina parziali. Sì ad un progetto che ripensi in grande il nostro futuro. Basta mediocrità” conclude Guacci.



