Sulla decisione della Corte d’Appello di Milano (che ha stabilito, con decreto, la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto entro 90 giorni dalla notifica), intervengono il Presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, il vicepresidente con delega alle grandi industrie metalmeccaniche Michele De Pace e il Presidente della sezione navalmeccanica e metalmeccanica Pasquale Di Napoli
Riportiamo la nota per intero
“La vicenda ex Ilva – dichiara Salvatore Toma, Presidente di Confindustria Taranto- sta palesando in questi giorni tutte le sue criticità, e la decisione della Corte d’Appello di Milano aggiunge sicuramente un ulteriore tassello ad una situazione che già si presentava molto complessa. Pur non entrando tuttavia nel merito di quanto disposto dalla Magistratura, auspichiamo vivamente che si assuma da parte del Governo il forte impegno a garantire l’attività della fabbrica, ora più che mai compromessa da pesanti incognite sulle sue prospettive a breve termine. E’ evidente oramai a tutti gli stakeholders che ci troviamo davanti ad uno snodo fondamentale della nostra siderurgia: occorre traguardare questo momento critico con buon senso e lungimiranza, rivolgendo tutta l’attenzione possibile all’immenso capitale umano, aziende e lavoratori, che hanno finora garantito la continuità produttiva dello stabilimento”.
“Siamo fortemente preoccupati – dichiara Michele De Pace, vicepresidente con delega alle Grandi Industrie metalmeccaniche di Confindustria Taranto – circa gli effetti immediati che la sentenza avrà sul tessuto industriale. Un effetto domino che da subito ci mette di fronte ad una realtà che rischia di diventare irreversibile”
“A questa situazione – aggiunge il Presidente della sezione navalmeccanica e metalmeccanica Pasquale Di Napoli- si accompagna la forte preoccupazione dell’intera cittadinanza per il futuro dei lavoratori della fabbrica, sia diretti sia dell’indotto, e per le prospettive del commercio locale. Un tessuto economico che da decenni risente dell’instabilità dello stabilimento e delle continue incertezze che ne hanno caratterizzato il percorso industriale, con effetti negativi sulle attività commerciali, sulle famiglie e sull’intera economia del territorio. È pertanto indispensabile che ogni decisione tenga conto, oltre che degli aspetti produttivi e occupazionali, anche delle conseguenze sociali ed economiche che ricadono sull’intera comunità”.



