La notizia arriva dalla Corte d’Assise del Tribunale di Potenza, dove è ripreso il processo, che ha dichiarato prescritta l’accusa di concussione contestata all’ex governatore per le presunte pressioni esercitate nei riguardi di Assennato
Cade la scure della prescrizione sulle accuse mosse all’ex presidente della Regione, Nichi Vendola, imputato nel processo “Ambiente Svenduto” sul presunto disastro ambientale dovuto al siderurgico, a Taranto. Il tribunale di Potenza – dove è ripreso il processo – ha dichiarato prescritta l’accusa di concussione contestata all’ex governatore per le presunte pressioni esercitate nei riguardi di Giorgio Assennato, ex direttore generale di Arpa, l’agenzia regionale deputata alla protezione e alla prevenzione dell’ambiente. In primo grado Vendola era stato condannato a 3 anni e 6 mesi per concussione aggravata.
La condanna – più lieve rispetto alla richiesta di cinque anni avanzata dalla Procura tarantina – si fondava sull’accusa di pressioni indebite dell’ex governatore ai danni del direttore Assennato affinché l’Arpa avesse una linea più morbida sul siderurgico al tempo della gestione Riva, accusato di avvelenare la città con emissioni altamente inquinanti. In quel periodo, era il 2010, l’Ilva era accusata di avere livelli troppo alti di benzoapirene.
Due anni dopo ci fu il sequestro degli impianti che diede luogo al processo sulle emissioni del siderurgico, concluso in primo grado con 26 condanne per un totale di 270 anni di carcere. Tra queste lo stesso Vendola. Che a margine del primo grado definì la sentenza una “mostruosità giuridica” e si è sempre professato innocente rispetto alle accuse.
Il processo era stato però spostato a Potenza dopo il pronunciamento d’annullamento della sentenza di primo grado deciso dalla Corte d’assise d’appello di Taranto, sezione distaccata di Lecce, nel settembre 2024, a causa della presenza di due giudici onorari tra le parti civili. La circostanza fu considerata ostativa al proseguimento del giudizio a Taranto per via del rapporto di colleganza nell’ambito dell’ufficio giudiziario chiamato a decidere del processo. La sentenza di primo grado fu dunque annullata e il processo è ripreso a Potenza, dove nel febbraio scorso il gup, Francesco Valente, ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio per 21 soggetti – 18 persone fisiche e 3 giuridiche – formulata dai magistrati Maurizio Cardea e Vincenzo Montemurro. Tra gli imputati lo stesso Vendola, prima che la mannaia della prescrizione ne determinasse l’uscita definitiva dal processo. (Fonte Repubblica Bari)



