Oggi la Corte d’Appello di Milano decide sulla richiesta di sospensione presentata da Acciaierie d’Italia e Ilva in AS contro lo stop dell’area a caldo. L’avvocato dei Genitori Tarantini: “Gli operai hanno diritto a giustizia e a un risarcimento”. E sui fondi: “Ci sono 8 miliardi che lo Stato è obbligato a investire per le bonifiche”
Avvocato Rizzo Striano, oggi la Corte d’Appello di Milano è chiamata a decidere sulla richiesta di sospensione del provvedimento che dispone lo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva. Che cosa si aspetta dalla decisione?
“L’udienza si riserverà; nel giro di una settimana conosceremo la decisione. Mi aspetto sicuramente il rigetto del ricorso, perché non esistono i presupposti processuali. Mi sento abbastanza sicuro, senza voler azzardare pronostici.”
Se la Corte dovesse confermare lo stop dell’area a caldo, cosa accadrebbe concretamente? E quali sarebbero, a suo avviso, i passaggi successivi?
“Dovrebbero fermare gli impianti. Dopodiché ci sarà il ricorso in Cassazione, ma tra un paio d’anni sarà diventato oramai irrilevante.”
Da anni si parla della necessità di individuare una prospettiva per il futuro industriale dell’ex Ilva. Anche in questi giorni si torna a parlare di decarbonizzazione, di transizione e del passaggio ai forni elettrici. A che punto siamo realmente?
“Ne stanno parlando da 15 anni, ma non c’è nessun progetto preliminare, nemmeno esecutivo. Non ci sono risorse finanziarie, né è chiaro quale tipologia si voglia realizzare. Siamo, quindi, sul nulla.”
Lei ritiene quindi che il problema non sia soltanto quello di decidere cosa fare dello stabilimento, ma anche di affrontare finalmente il tema delle bonifiche?
“La cittadinanza a Taranto dovrebbe darsi una mossa. Deve smettere di sonnecchiare su un tema così delicato, riprendere in mano il proprio futuro e far capire a chi governa, a chi detiene il potere, che non è più tempo di interessi di bottega o clientelari.”
In questo percorso quale ruolo dovrebbero avere i lavoratori dell’ex Ilva?
“Anche gli operai devono comprendere l’importanza di far sentire la propria voce. Hanno prestato la propria attività in un ambiente tossico e inquinato e hanno diritto a ottenere giustizia e un risarcimento.”
Quindi ritiene che cittadini e lavoratori debbano muoversi insieme per chiedere al Governo una diversa destinazione delle risorse?
“Cittadini e operai devono essere uniti e, insieme, far decidere al Governo di non investire risorse per poi buttarle via, ma di destinarle a partire dalle bonifiche. Se questa unità non si realizza, non si arriverà a una soluzione.”
Lei parla di risorse già disponibili. A cosa si riferisce?
“Ci sono 8 miliardi che lo Stato è obbligato a investire per le bonifiche. Questo non si ottiene nelle aule di giustizia, ma mettendoli con le spalle al muro.”



