Anna Filippetti: “La sensazione che provo oggi non è la rabbia. Non è nemmeno l’indignazione. É la vergogna”
Riceviamo e pubblichiamo per intero la nota di Filippetti
La vergogna di dover scrivere l’ennesimo comunicato uguale a se stesso sull’ennesimo incidente all’ex Ilva di Taranto.
Ormai potremmo fare copia e incolla. Cambia la data, cambia il reparto, cambia il nome dell’operaio coinvolto. Per il resto è sempre tutto uguale. Ma tutto uguale non è, perché dietro ogni nome ci sono una famiglia, degli affetti, dei progetti e dei sogni che non possono essere ridotti a una semplice statistica
Esprimiamo vicinanza, chiediamo chiarezza, invochiamo sicurezza, pretendiamo interventi. Poi aspettiamo il prossimo incidente e ricominciamo da capo.
Forse il vero scandalo è proprio questo: che in questa città siamo arrivati al punto di tirare quasi un sospiro di sollievo quando leggiamo la notizia di un incidente e scopriamo che, per fortuna, questa volta non è stato mortale.
Provate a riflettere sulla follia di questa frase: “per fortuna non è morto nessuno.”
Come se fosse normale. Come se fosse diventata la soglia minima delle nostre aspettative.
Quale società può considerarsi civile quando centinaia di lavoratori entrano ogni giorno in uno stabilimento senza avere la certezza di uscirne sani e salvi? Quale politica può continuare a commentare incidenti invece di pretendere soluzioni? Quale governo può affrontare il dossier dell’ex Ilva rincorrendo emergenze senza mai assumere decisioni definitive?
I posti di lavoro sono sacri. La vita umana è sacra.
Sono due principi che nessuno mette in discussione.
Il problema è che da anni ci raccontano che bisogna scegliere quale dei due sacrificare. E invece la vera sfida sarebbe garantire entrambi.
Per questo oggi faccio fatica a scrivere l’ennesimo comunicato di denuncia. Provo soprattutto vergogna. Vergogna per una città costretta a convivere con questa normalità malata. Vergogna per una vicenda che continua a trascinarsi senza una prospettiva chiara. Vergogna perché ogni incidente viene archiviato come un episodio e mai come il sintomo di un problema strutturale.
Mi auguro che quella stessa vergogna cominci a provarla anche chi ha sulle proprie scrivanie il destino di questo stabilimento e di questa comunità.
Perché Taranto non ha più bisogno di dichiarazioni. Ha bisogno di decisioni.



