Il Comune ha trasmesso la documentazione all’Ufficio di Presidenza del Consiglio comunale, ma i nomi non sono ancora stati resi pubblici. Una scelta che arriva mentre la Puglia registra il più alto tasso di sovraffollamento carcerario d’Italia. Mentre da Antigone resta il monito: “Attenzione ai diritti umani e autonomia politica”
Sono quattro, secondo quanto risulta a CosmoPolis, le candidature arrivate al Comune di Taranto per il ruolo di Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. Un numero che, al momento, resta l’unico elemento conoscibile della rosa dei candidati, perché i nomi non sono ancora stati ufficialmente comunicati.
La conferma arriva mentre il procedimento amministrativo prosegue il suo percorso. In una comunicazione del settore Servizi sociali, politiche abitative e pianificazione strategica, indirizzata all’Ufficio di Presidenza del Consiglio comunale, si legge infatti che “la documentazione relativa alle candidature è stata trasmessa all’Ufficio di Presidenza del Consiglio per i successivi adempimenti”.
L’iter, dunque, è ancora in corso. Il regolamento comunale stabilisce che sia proprio l’Ufficio di Presidenza, con il supporto della direzione competente, a valutare le candidature idonee sulla base dei requisiti previsti e a proporle successivamente alla Conferenza dei Capigruppo. Sarà poi il Consiglio comunale, con scrutinio segreto, a eleggere il Garante. Resta quindi da conoscere i quattro candidati in lizza e, soprattutto, il profilo di chi sarà chiamato a ricoprire un incarico che, a Taranto, arriva in un momento particolarmente delicato.
Il regolamento non lascia molto spazio all’improvvisazione. Il Garante deve avere almeno dieci anni di comprovata competenza ed esperienza professionale in ambito penitenziario e nella promozione e tutela dei diritti umani, con particolare riferimento alla privazione della libertà personale e all’esecuzione della pena. Deve inoltre offrire garanzie di probità, indipendenza, obiettività, competenza e capacità nell’esercizio delle proprie funzioni. Sono requisiti che assumono un significato preciso quando si guarda alla realtà nella quale il nuovo Garante dovrà operare.
Il rapporto di metà anno di Antigone fotografa una situazione nazionale molto critica. Secondo i dati dell’associazione, sono 64.857 le persone detenute a fronte di 51.221 posti regolamentari, con un tasso di affollamento reale del 140,4%. Ma il dato più preoccupante riguarda proprio la Puglia, che raggiunge il 181%, il livello più alto tra le regioni italiane. (Così come confermato dalla presidente di Antigone Puglia Maria Pia Scarciglia)
In una regione che detiene questo primato, quale deve essere allora il profilo di chi è chiamato a garantire i diritti delle persone private della libertà? Quanto deve pesare l’esperienza concreta maturata nel campo dei diritti umani e dell’universo penitenziario? E, soprattutto, quale grado di autonomia, slegata da logiche politiche, deve assumere una figura che sarà chiamata a osservare, segnalare e, quando necessario, richiamare le stesse istituzioni alle proprie responsabilità?
Il Garante opererà in un territorio dove sovraffollamento, disagio sociale e psicologico, dipendenze e criticità igienico-sanitarie e strutturali compongono un quadro carcerario particolarmente complesso, già documentato da Antigone nelle sue visite alla casa circondariale di Taranto.
Il Comune di Taranto ha aperto ufficialmente la procedura l’11 maggio scorso, fissando al 10 giugno il termine per la presentazione delle candidature. Ora la fase delle candidature è alle spalle e la documentazione, come detto, è giunta all’Ufficio di Presidenza.
Come ribadito dal presidente Antigone, Patrizio Gonnella ciò che preoccupa “è la tendenza di alcuni Comuni e di alcune Regioni ad individuare i garanti in base all’appartenenza politica e non alla competenza, alla imparzialità, alla autorevolezza in materia di diritti umani, all’esperienza nel monitoraggio”. Quella “logica spartitoria nel campo dei diritti umani”. Non resta che aspettare.



