Si è svolto al tramonto del 24 agosto, alla presenza del capo di Stato Maggiore della Marina. A pronunciare il saluto conclusivo è stato l’ultimo comandante della nave, il capitano di vascello Marco Guerriero, come riporta il Corriere del Mezzogiorno
È arrivato al termine il periodo di permanenza a Taranto della portaeromobili Giuseppe Garibaldi, storica ex ammiraglia della Marina Militare italiana, dismessa alla fine di dicembre 2024. L’ultimo ammainabandiera si è svolto al tramonto del 24 agosto, alla presenza del capo di Stato Maggiore della Marina. A pronunciare il saluto conclusivo è stato l’ultimo comandante della nave, il capitano di vascello Marco Guerriero, come riporta il Corriere del Mezzogiorno.
Dopo la cerimonia, la Garibaldi ha lasciato la stazione navale di Chiapparo, diretta verso l’Indonesia, segnando così la fine della sua lunga esperienza al servizio della Marina italiana. Si chiude una pagina importante della storia navale italiana. La portaeromobili, capace di accogliere fino a 18 aeromobili, ha preso parte a numerose operazioni internazionali, dalla missione Restore Hope in Somalia all’Allied Force durante la guerra del Kosovo, fino a Enduring Freedom in Afghanistan e Unified Protector in Libia, tra il 1994 e il 2011. Per Taranto, però, la partenza della Garibaldi rappresenta anche la fine di un progetto che avrebbe potuto trasformarla in un museo galleggiante. L’ipotesi è stata accantonata soprattutto per gli elevati costi di gestione, nonostante le polemiche sollevate a livello politico e locale dopo la decisione del Governo di cedere la nave alla Marina indonesiana.
A motivare la scelta è stato lo Stato Maggiore della Marina, evidenziando le spese necessarie per mantenere la nave in condizioni di sicurezza e vivibilità. Solo nel 2025, i costi per energia elettrica, vigilanza, sicurezza e altre attività essenziali avrebbero raggiunto circa 5 milioni di euro. In assenza della cessione, inoltre, la Marina avrebbe dovuto procedere con l’iter di alienazione della nave, destinato successivamente alla demolizione. Un’operazione che avrebbe richiesto almeno 24 mesi e comportato una spesa stimata intorno ai 19 milioni di euro.
Da qui la scelta di trasferire la Garibaldi all’Indonesia, inserita dal Governo nel quadro della cooperazione internazionale e della necessità di ridurre i costi a carico dello Stato. Un’operazione che, secondo quanto emerso, si configura anche come uno scambio commerciale: alla cessione della portaeromobili sarebbero collegate importanti commesse per l’industria italiana, tra cui sei sommergibili classe DGK prodotti da Drass per circa 480 milioni di euro, 24 velivoli da addestramento M-346 di Leonardo per circa 600 milioni e tre aerei da pattugliamento per un valore di circa 450 milioni.
Un accordo che, tuttavia, non ha spento le perplessità di parte del mondo politico, dove sono stati sollevati dubbi sulla natura dell’operazione e sui possibili benefici per interessi imprenditoriali privati. Per Taranto resta dunque il rammarico per un’occasione mancata: quella di conservare la Garibaldi in città e trasformarla in un simbolo della memoria e della storia della Marina italiana.



