Le città, imprese ed edifici chiamati a cambiare passo
Dal 1° gennaio 2030 l’Europa introdurrà nuovi e più severi limiti per la qualità dell’aria. La Direttiva (UE) 2024/2881 innalza il livello di tutela rispetto a diversi inquinanti atmosferici, tra cui PM2,5, PM10, biossido di azoto (NO₂) e biossido di zolfo (SO₂), e impone agli Stati membri di rafforzare monitoraggio, pianificazione e informazione ai cittadini.
L’Italia ha compiuto un primo passo verso il recepimento della direttiva: il Consiglio dei Ministri ha approvato il 4 agosto 2026, in esame preliminare, lo schema di decreto legislativo destinato ad aggiornare il quadro nazionale sulla qualità dell’aria. Il provvedimento, tuttavia, non è ancora definitivo e dovrà completare l’iter previsto prima della sua approvazione finale e dell’entrata in vigore.
La nuova disciplina non riguarda soltanto il controllo delle emissioni. Coinvolge direttamente Regioni, Comuni, progettisti, gestori degli edifici e delle infrastrutture, chiamati a coordinare sempre più strettamente politiche ambientali, mobilità, riscaldamento, attività produttive e pianificazione urbana.
Dal 2030 soglie più basse per gli inquinanti
Il cuore della nuova normativa europea è rappresentato dall’introduzione, dal 1° gennaio 2030, di valori limite più restrittivi per alcuni dei principali inquinanti atmosferici.
Tra quelli interessati figurano:
- PM2,5, il particolato fine;
- PM10;
- biossido di azoto (NO₂);
- biossido di zolfo (SO₂).
L’obiettivo dell’Unione europea è ridurre progressivamente l’esposizione della popolazione agli inquinanti e avvicinare i parametri normativi alle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, considerando gli effetti che l’inquinamento atmosferico può avere soprattutto sull’apparato respiratorio e cardiovascolare. La Direttiva (UE) 2024/2881, pubblicata nel novembre 2024, riordina e aggiorna la precedente normativa europea sulla qualità dell’aria. Gli Stati membri dovranno adottare le disposizioni necessarie al suo recepimento entro l’11 dicembre 2026.
Regioni e Comuni avranno un ruolo decisivo
L’attuazione delle nuove disposizioni passerà in larga misura dai territori. Regioni ed enti locali saranno chiamati a trasformare gli obiettivi europei e nazionali in misure concrete, tenendo conto delle caratteristiche specifiche delle diverse aree. Le condizioni ambientali, infatti, non sono uguali ovunque: una grande città, un territorio industriale, un’area rurale o una zona nella quale gli inquinanti tendono a disperdersi con maggiore difficoltà presentano problematiche differenti e richiedono interventi calibrati.
Il nuovo quadro punta per questo a rafforzare il coordinamento tra Stato, Regioni ed enti locali, cercando al tempo stesso di rendere più omogeneo il sistema nazionale di gestione della qualità dell’aria. Per le amministrazioni locali, dunque, la sfida non sarà soltanto rispettare nuovi parametri, ma integrare la qualità dell’aria nelle politiche di mobilità, nell’organizzazione urbana, nella gestione energetica degli edifici e nella pianificazione del territorio.
Attenzione anche alla qualità dell’aria negli edifici
Un altro aspetto rilevante riguarda gli ambienti indoor, soprattutto quelli considerati più sensibili, come scuole, ospedali e uffici. Lo schema italiano di recepimento prevede valori di riferimento per alcuni inquinanti e procedure finalizzate alla valutazione e alla gestione dei rischi. La qualità dell’aria all’interno degli edifici, infatti, non dipende soltanto dall’inquinamento esterno. Incidono anche la ventilazione, il ricambio dell’aria, il numero di persone presenti, le attività svolte e le emissioni provenienti da materiali, prodotti e impianti.
Questo significa che la nuova disciplina interessa anche progettisti, tecnici, gestori immobiliari e responsabili della manutenzione, che dovranno considerare in maniera sempre più integrata aspetti come ventilazione, filtrazione, ricambio dell’aria, monitoraggio e corretta gestione degli impianti. (Fonte Ingenio web e Crediti foto Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica)



